L'inchiesta Paragon
Diffusi dati personali: arriva la multa di 40mila per “La7” dal Garante della Privacy. La difesa: “Un errore di montaggio”
Diffusione indebita di dati personali e numeri di telefono. Con questa motivazione Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato La7 con una multa da 40mila euro per violazione delle norme di riservatezza all’interno di un servizio giornalistico andato in onda nel TG La7 del 19 giugno 2025 sul cosiddetto caso “Paragon”.
In un servizio televisivo dedicato all’inchiesta, in un Tg de La7 erano state mandate in onda immagini di repertorio che mostravano numeri di telefono cellulare, nomi e cognomi, dettagli di chiamate e messaggi, oltre a codici identificativi come IMEI e IMSI. Secondo l’Autorità, i dati risultavano visibili anche senza particolari strumenti tecnici e, comunque, facilmente individuabili attraverso il fermo immagine, soprattutto considerando che il contenuto era stato pubblicato anche sul canale YouTube del TGLa7, consentendo agli utenti di mettere in pausa o rallentare il video. In alcuni casi comparivano persino qualifiche associate ai soggetti interessati, come “amante di”, “zia” o “probabile segretaria”, elemento che – osserva l’Autorità – poteva arrecare un significativo pregiudizio reputazionale alle persone coinvolte.
I legali de “La7″ avevano sostenuto che le immagini erano utilizzate esclusivamente a scopo illustrativo e la diffusione era frutto di un mero errore tecnico nel montaggio: inoltre, il contenuto era stato rimosso rapidamente dalle piattaforme digitali dopo la contestazione del Garante. Per il Garante, la trasmissione ha quindi violato il principio di liceità del trattamento, il principio di minimizzazione dei dati, e il principio di essenzialità dell’informazione previsto per l’attività giornalistica. La decisione richiama in particolare l’articolo 5 del GDPR, l’articolo 137 del Codice Privacy e l’articolo 6 delle Regole deontologiche dei giornalisti.
“Il provvedimento chiarisce che la libertà di informazione non viene messa in discussione. Il Garante riconosce infatti la rilevanza pubblica del tema trattato e considera questa circostanza come elemento attenuante nella determinazione della sanzione. Tuttavia il diritto di cronaca non giustifica la diffusione di dati personali non pertinenti rispetto alla notizia, soprattutto quando tali informazioni riguardano soggetti estranei alla vicenda raccontata”.
Oltre alla sanzione amministrativa pecuniaria da 40mila euro, il Garante ha disposto il divieto di ulteriore diffusione dei dati personali contenuti nelle immagini, l’annotazione della violazione nel registro interno dell’Autorità, e la pubblicazione del provvedimento sul sito dell’Autorità come sanzione accessoria.
Ultima notizia
Editoria
Sorelle gemelle divise da una tragedia inattesa: il libro di Madga Mancuso tra amore, verità e disperazione
Cultura - di Marta Lima