Agli Europei di Varna
Da profuga in Italia a campionessa: chi è Sofia, la ginnasta ucraina che ha contestato l’inno russo (video)
Non si placano le polemiche per il ritorno degli atleti russi e bielorussi nelle competizioni internazionali. Mentre in sempre più discipline sportive vengono progressivamente riammessi alle competizioni, montano le proteste da parte degli atleti ucraini, che vedono in questa scelta una normalizzazione inaccettabile della guerra ancora in corso.
La protesta di Krainska è virale
L’ultima plateale contestazione arriva dai Campionati Europei Juniores di ginnastica ritmica disputati a Varna, in Bulgaria, dove due giovani atlete ucraine hanno dato vita a una protesta simbolica durante la cerimonia di premiazione.
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Come mostra il video pubblicato dalla Federazione russa di ginnastica e riportato in questo articolo, Sofiia Krainska, medaglia d’argento nella finale del nastro, si è coperta gli occhi e le orecchie mentre risuonava l’inno della Federazione Russa in onore della vincitrice Yana Zaikina. Un gesto forte e silenzioso per manifestare il proprio dissenso nei confronti dell’aggressione militare di Mosca all’Ucraina.
“Dietro ogni ginnasta ucraina c’è una storia di coraggio”
«Oggi – ha scritto a caldo su Instagram Mariya Muzychenko fotografa ufficiale della Federginnastica ucraina – le giovani ginnaste ucraine sono state costrette a rimanere in piedi ad ascoltare l’inno di un paese che ogni singolo giorno bombarda le loro case, distrugge le loro città e ruba la loro infanzia.La decisione di permettere agli atleti russi di competere di nuovo con la propria bandiera e il proprio inno non è “neutrale”. È un’umiliazione diretta per gli atleti ucraini che continuano ad allenarsi tra sirene antiaeree, blackout, ansia e guerra. Queste ragazze sono venute a rappresentare il loro Paese con dignità. Invece, sono state messe in una situazione che insulta il loro onore, il loro dolore e la loro realtà».
«Lo sport – prosegue il post – non può esistere al di fuori dell’umanità. E non c’è nulla di giusto nel chiedere a dei bambini colpiti dalla guerra di applaudire i simboli dello Stato aggressore. Dietro ogni ginnasta ucraina, oggi, ci sono una resilienza, un coraggio e una forza che vanno ben oltre lo sport stesso».
Contestate anche le ginnaste bielorusse
Una scena analoga si è verificata anche nella finale della palla. Sul podio insieme alla bielorussa Kira Babkevich, vincitrice dell’oro, è salita l’ucraina Varvara Chubarova, che ha conquistato la medaglia di bronzo. Anche lei, durante l’esecuzione dell’inno, si è coperta occhi e orecchie in segno di protesta.
Le immagini della premiazione hanno rapidamente fatto il giro dei social network, riaccendendo il dibattito sul ritorno degli atleti russi e bielorussi nelle competizioni internazionali. Una questione che continua a dividere il mondo dello sport e che, a oltre quattro anni dall’inizio del conflitto, resta uno dei temi più controversi nelle relazioni tra sport e politica.
La medaglia di Sofia è anche italiana
La storia di Sofia Krainska è quella di una piccola campionessa che, dopo aver vinto numerosi tornei in Ucraina e all’estero, è stata costretta a fuggire dalla guerra insieme alla madre Olena (come altre decine di migliaia di ucraini) ed è stata accolta in Italia nel periodo più drammatico del conflitto.
Arrivate a Milano, madre e figlia sono state accolte dalla Comunità di Sant’Egidio e ospitate nel convento delle suore Orsoline in via Lanzone. Sofia ha potuto riprendere la sua grande passione allenandosi assiduamente tutti i giorni a Desio, presso la società Ginnastica San Giorgio ’79, un’importante realtà lombarda. In fondo, la medaglia d’argento, è anche un po’ italiana.
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