Il Forum economico di Ecr
L’Europa davanti alla sfida cinese: i Conservatori chiedono una svolta su crescita e innovazione
Competitività europea, ritardo tecnologico e avanzata del Celeste impero al centro della tre giorni di Ecr in Romania. Giordano: «Quale sarà l'alleanza del futuro? Per l'Europa non esiste alternativa credibile al legame con gli Usa»
Politica - di Alice Carrazza - 29 Maggio 2026 alle 16:01
La vera preoccupazione non è il rapporto con gli Stati Uniti, considerato da tutti i partecipanti un pilastro destinato a rimanere. La questione che attraversa il dibattito conservatore europeo è un’altra: la capacità dell’Europa di restare competitiva in un mondo sempre più segnato dalla rivalità con la Cina e dalla ridefinizione degli equilibri economici globali. È il tema emerso con maggiore forza all’European Economic Forum organizzato dall’Ecr party a Cluj-Napoca, in Romania, dove si sono confrontati esponenti politici, accademici e rappresentanti del mondo economico provenienti da Europa, Stati Uniti e Africa. Tra i presenti l’ex primo ministro britannico Liz Truss, il vicepresidente di Ecr party e leader di Aur George Simion, il deputato di Fratelli d’Italia e segretario generale di Ecr Antonio Giordano, uomini della politica, studiosi e rappresentanti delle istituzioni americane.
Quale sarà l’alleanza del futuro?
Più che una discussione sulla geopolitica tradizionale, il confronto si è concentrato sulle debolezze strutturali dell’Unione europea: eccesso di regolamentazione, lentezza decisionale, ritardi tecnologici e perdita di influenza in aree strategiche come l’Africa. «Quale sarà l’alleanza del futuro? Gli Stati Uniti con l’Europa? Gli Stati Uniti con la Cina? Oppure l’Europa con la Cina? Queste sono le scelte che abbiamo davanti», ha affermato Giordano. «Per quanto mi riguarda, su questo non c’è alcuna discussione. Dovremmo abbandonare ogni dibattito sul fatto che l’alleanza con gli Stati Uniti possa continuare a esistere oppure no. Non esiste alcuna alternativa credibile». Il legame transatlantico è ritenuto un punto fermo.
Ma il cuore del suo intervento è stato rivolto soprattutto all’Europa e alle sue difficoltà nel trasformare le ambizioni regolatorie in capacità industriale. «Abbiamo la migliore regolamentazione al mondo sull’intelligenza artificiale, ma non abbiamo l’Ai. Stiamo cercando di lanciare satelliti nello spazio, ma non abbiamo la possibilità di lanciarli autonomamente. Insomma, siamo perfetti nel fare regole, ma le cose non funzionano».
Un messaggio ripreso da Simion, che ha indicato nella crescita della burocrazia una delle principali cause del declino della competitività europea. «Dal punto di vista della competitività economica, nell’Ue stiamo facendo sempre meno, perché stiamo producendo sempre più burocrazia», ha detto il capo di Aur, richiamando apertamente l’eredità politica di Margaret Thatcher. «Invece di sostenere il libero mercato, all’interno dell’Unione continuiamo a produrre regolamenti su regolamenti. Per questo dobbiamo deregolamentare. Dobbiamo tagliare la burocrazia. Dobbiamo eliminare i vincoli inutili che frenano la competitività europea».
Un’impostazione condivisa anche da Liz Truss. L’ex premier britannica ha sostenuto che l’Europa stia attraversando una duplice crisi, economica e politica, denunciando la crescente centralizzazione delle decisioni e l’incapacità delle istituzioni di adattarsi a un contesto internazionale radicalmente cambiato. Secondo Truss, l’energia rappresenta uno degli esempi più evidenti di questo fallimento. La dipendenza costruita negli anni e la rinuncia a investimenti strategici avrebbero contribuito a ridurre la competitività europea rispetto agli Stati Uniti e ad altre economie avanzate.
Sul versante americano, il rappresentante della Casa Bianca Nick Adams ha difeso la linea dell’amministrazione Trump, presentando il presidente statunitense come il simbolo di una leadership orientata alla resilienza economica, alla sicurezza e alla difesa degli interessi nazionali. Nel dibattito il riferimento agli Stati Uniti è stato costante, specialmente come termine di paragone rispetto alle difficoltà europee in materia di crescita, energia e innovazione.
La sfida tecnologica
Una parte del confronto è stata dedicata anche all’impatto delle nuove tecnologie. Bill Cortese, presidente della Transylvania Executive Education, e James Moseley, software architect ed esperto di intelligenza artificiale, hanno affrontato il tema del futuro, sostenendo che l’innovazione non debba sostituire la creatività umana ma rafforzarla.
Tra gli esponenti politici dell’Europa centrale e orientale, la deputata romena Ramona-Ioana Bruynseels ha insistito sul valore strategico della relazione transatlantica e sul ruolo che la Romania può assumere nel nuovo scenario regionale, mentre il parlamentare romeno Petrișor Peiu ha criticato l’espansione delle competenze e della spesa europea, sostenendo che l’iperegolamentazione rischia di comprimere la libertà economica.
Dalla Croazia, il presidente di Most Nikola Grmoja ha richiamato la necessità di tradurre in scelte concrete temi come la difesa delle frontiere e la tutela dei valori conservatori, mentre dall’Irlanda Gary Kavanagh, direttore dell’Edmund Burke Institute, ha sottolineato la crescente distanza tra le istituzioni europee e le esigenze dell’economia reale, spiegando la necessità di una maggiore flessibilità per gli Stati membri.
Sguardo all’Africa
Accanto alla dimensione economica è emerso un altro tema destinato a pesare sempre di più nel dibattito europeo: la presenza asiatica in Africa. Michael Armah, accademico ghanese e rappresentante della Pentecost University, ha lanciato un avvertimento che ha trovato ascolto tra molti partecipanti. Se Europa e Stati Uniti non rafforzeranno il loro impegno nel continente africano, ha spiegato, il vuoto verrà progressivamente occupato da Pechino attraverso investimenti, infrastrutture e relazioni economiche di lungo periodo. Non a caso, Michela Morizzo, amministratrice delegata di Tecnè, che ha richiamato l’attenzione sulle connessioni sempre più strette tra dinamiche economiche e scenari geopolitici, sottolineando la necessità di comprendere come i cambiamenti globali stiano ridefinendo gli equilibri internazionali e le prospettive di crescita.
Ne è emerso un quadro articolato ma coerente: dalla competitività industriale all’energia, dalla regolazione dell’intelligenza artificiale alla presenza cinese in Africa, il filo conduttore del forum è stato il tentativo di individuare una strategia europea capace di rispondere a un contesto internazionale sempre più competitivo. Una discussione che riflette temi ormai centrali anche nel confronto politico a Bruxelles e nelle principali capitali europee.