È allerta
Colpi di arma da fuoco a pochi metri dalla Casa Bianca: sospetto ferito dagli agenti
Lockdown temporaneo e area evacuata intorno al National Mall: indagini aperte sulle intenzioni dell’uomo armato, ferito anche un minore
«Non so se fosse diretto o meno contro il presidente. Ma lo scopriremo». Con queste parole, il vice direttore del Secret Service, Matthew Quinn, ha sintetizzato l’incertezza che circonda la sparatoria avvenuta ieri nel pomeriggio a pochi passi dalla Casa Bianca, nel cuore di Washington.
Lo scontro a fuoco
L’episodio si è verificato intorno alle 15:30 all’incrocio tra 15th Street SW e Independence Avenue SW, nei pressi del Washington Monument, un’area altamente sensibile e costantemente sorvegliata. Secondo la ricostruzione ufficiale, agenti in borghese hanno individuato un individuo sospetto armato durante un pattugliamento ordinario del perimetro esterno del complesso presidenziale.
Quando gli agenti in uniforme, imbracati di mitra, si sono avvicinati, l’uomo ha tentato la fuga, aprendo il fuoco contro di loro. La risposta è stata immediata. Il sospetto, un tedesco di 33 anni, è stato colpito e successivamente trasportato in ospedale, dove le secondo indiscrezioni giornalistiche sarebbe deceduto.
Area sotto lockdown
Per circa un’ora, la Casa Bianca è stata posta in stato di lockdown. I giornalisti presenti sono stati fatti rientrare nella sala briefing senza spiegazioni, mentre il presidente Donald Trump proseguiva senza interruzioni il suo programma nella East Room.
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«Tutti stanno bene», hanno riferito i reporter del pool presidenziale. Pochi minuti prima della sparatoria, inoltre, il corteo del vicepresidente JD Vance era transitato nella stessa area, elemento che aggiunge un ulteriore livello di attenzione investigativa, pur senza indicazioni di un collegamento diretto.
Civili coinvolti
Nel caos degli spari, alcuni colpi esplosi dall’individuo hanno ferito un minore presente nella zona. Le autorità hanno precisato che le sue condizioni non sono gravi. La presenza di turisti e passanti, tipica di quell’area a ridosso del National Mall, ha amplificato il rischio e reso più complessa la gestione dell’emergenza.
Testimoni oculari, ascoltati dal Washington Post, parlano di cinque o sei colpi in rapida successione. «Tutti gli agenti, tutte le auto nella zona si sono precipitati in quella direzione», ha raccontato Ryan Naef, un ventunenne presente sul posto con la madre.
Sicurezza sotto pressione
L’indagine sull’uso della forza è stata affidata alla polizia metropolitana di Washington D.C., come previsto dai protocolli. Ma l’episodio si inserisce in un contesto più ampio di crescente tensione attorno ai siti istituzionali americani.
Solo pochi mesi fa poi, un altro attacco armato nelle vicinanze della Casa Bianca aveva causato la morte di un soldato della Guardia Nazionale e il ferimento grave di un altro. Da allora, la sicurezza è diventata tema centrale nei briefing interni dell’amministrazione.
La capo dello staff Susie Wiles ha recentemente convocato una riunione operativa con Secret Service e Dipartimento della Sicurezza Interna per rivedere «protocolli e procedure» in vista di eventi ad alta esposizione, anche alla luce della sparatoria avvenuta durante la White House Correspondents’ Dinner all’Hilton Hotel.
Un quadro ancora aperto
Al momento, non è stato reso noto se il sospetto avesse legami con organizzazioni o agisse da solo. Nessuna indicazione chiara su un eventuale obiettivo politico, né su possibili falle nei dispositivi di sicurezza.
Resta una certezza: anche nelle aree più protette degli Stati Uniti, il rischio zero non esiste. E ogni episodio di questo tipo riapre interrogativi sulla capacità di prevenzione in un contesto interno sempre più segnato da violenza armata e polarizzazione.
Le indagini dovranno chiarire se si è trattato di un gesto isolato o di un segnale più ampio. Per ora, Washington resta in allerta.
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