La vicenda Rocchi
Caso arbitri, settimana decisiva per altri interrogatori: la procura cerca di capire le designazioni di comodo
Gli inquirenti alla ricerca di elementi più concreti. Probabile che l'indagine si trascini ancora a lungo rallentando la giustizia sportiva
Nell’inchiesta sugli arbitri che ha visto l’iscrizione al registro degli indagati dell’ex designatore Gianluca Rocchi e di altri quattro ex fischietti si arriva alla settimana decisiva. La Procura di Milano potrebbe sentire altri testimoni o persone informate dai fatti per capire se vi siano state designazioni pilotate o richieste esplicite e vietate di non avere direttori di gara “scomodi”.
L’inchiesta
Secondo l’impostazione accusatoria, al centro dell’indagine ci sarebbe il comportamento dell’allora designatore arbitrale Gianluca Rocchi, indagato per concorso in frode sportiva. La Procura di Milano ipotizza che, in alcune partite chiave, siano stati scelti arbitri ritenuti “graditi” all’Inter e, parallelamente, “schermati” direttori di gara considerati poco graditi.
L’Inter, che non ha nessun tesserato indagato, è sotto la lente di ingrandimento per le partite contro il Bologna di campionato, in cui avrebbe chiesto la designazione poi avvenuta di Colombo, e la semifinale di andata di coppa Italia contro il Milan arbitrata da Doveri, che la società nerazzurra avrebbe invece voluto pur essendo “sgradito” per evitare di ritrovarselo successivamente. Cose che però non trovano riscontro ad oggi. Se non per una testimonianza che avallerebbe le parole pronunciate dallo stesso Rocchi pubblicamente: “Quell’arbitro no”.
Cos’ha in mano la Procura?
Uno dei momenti chiave dell’inchiesta è la sera del 2 aprile 2025 a San Siro, in occasione della semifinale di andata di Coppa Italia. Secondo la ricostruzione del PM, Rocchi Rocchi avrebbe parlato, negli spogliatoi o nelle aree interne dello stadio, di designazioni future riguardanti l’Inter. In una successiva intercettazione telefonica, il designatore avrebbe fatto riferimento all’addetto agli arbitri nerazzurro, collegandolo alle preferenze su alcuni direttori di gara.
La difesa di Rocchi e la posizione dell’Inter sottolineano però un punto: parlare di arbitri e designazioni, per un designatore, è fisiologico, non patologico. Il nodo, quindi, non è il “parlare”, ma il contenuto e l’effetto concreto di quelle conversazioni.
Il rischio di fare tardi
Il rischio concreto è che il lavoro della procura non si esaurisca presto e quindi che la giustizia sportiva non possa fare nulla. Ma questo non significherebbe impunità se emergessero profili concreti(che oggi non ci sono) di illeciti sportivi. Questa potrebbe essere più che una settimana interlocutoria.
La profezia di Mourinho
Tre anni fa quando era alla guida della Roma, Josè Mourinho contestò apertamente l’arbitro Chiffi, dicendo che, “noi come società non abbiamo la forza di dire questo arbitro lo vogliamo o no. Altre lo fanno certamente”. Una profezia?.
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