"Inseguimento legittimo"
Aosta, si lancia da un camion rubato e muore durante la fuga: 5 agenti indagati. I legali: “Va di moda indagare i poliziotti”
Un incidente ancora da chiarire che ha causato la morte di un uomo, sospettato del furto di un camion: la procura di Aosta ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di cinque poliziotti, presenti, la sera del 27 aprile, sulla strada statale 26, vicino a Chatillon, in Valle d’Aosta: quando Davide Suvilla, residente del milanese, è morto dopo un inseguimento. Dall’autopsia alla quale hanno preso parte il medico legale Roberto Testi, nominato dalla procura, e i consulenti degli indagati, tra cui Valentina Vasino, l’uomo sarebbe deceduto per un trauma cranico e toracico.
L’uomo ha eluso un posto di blocco tentando di mandare fuori strada un pattuglia
“La solidarietà mia e di tutta la Lega a questi agenti”, ha commentato il vicepremier Matteo Salvini. Suvilla era alla guida di un camion da cava, rubato poco prima in un parcheggio. Dopo aver eluso un primo posto di blocco, avrebbe proseguito la sua fuga a forte velocità, attraversando alcuni paesini. Intercettato poi da due pattuglie, avrebbe cercato di farne uscire di strada una, con a bordo tre poliziotti. Uno degli agenti ha poi tentato di salire nella cabina, passando dal lato destro del camion, ma Suvilla si sarebbe gettato dal mezzo dopo aver aperto la portiera.
I legali degli agenti: “Inseguimento legittimo”
I due agenti a bordo della seconda auto hanno riferito all’Ansa di aver sentito un tonfo e poi sono subito intervenuti per prestare soccorso all’uomo, per cui però non c’era più nulla da fare. Sul posto sono arrivati i colleghi dei cinque poliziotti oltre alla scientifica per i rilievi. I due complici di Suvilla, fuggiti in auto, sono stati arrestati poco dopo a Quincinetto, sull’autostrada A5, verso Torino. Sull’indagine la procura non ha per ora rilasciato dichiarazioni, ma secondo l’avvocato Rachele De Stefanis, che difende una delle agenti, “la contestazione, seppur non delineata, è di omicidio colposo per fatto omissivo, ma per ora non sappiamo altro: l’inseguimento era del tutto legittimo, il mezzo era rubato“.
“Dopo Ramy, è passato il messaggio che se scappi della polizia non ci sono conseguenze”
Enrico Ugolini, secondo legale della difesa, aggiunge: “In questa fase, bisogna sottolinearlo, non esiste un capo di imputazione, ma una fattispecie di reato: gli accertamenti sono ancora in corso e le indagini forensi sono ancora da ultimare. Abbiamo tutta la fiducia, che gli accertamenti della procura, portino a breve a fare chiarezza. I poliziotti erano lì a fare il loro dovere”. Per l’avvocato Pietro Porciani “è sconcertante che nessuno, funzionario di polizia di Aosta, o magistrato, si sia recato sul posto. E a seguito della vicenda Ramy, temo che sia passato anche un po’ il messaggio che se scappi delle forze dell’ordine non ci sono conseguenze. Alla fine esse sono solo per chi stava facendo il suo dovere, ovvero i poliziotti”.
“Ormai va di moda indagare i poliziotti”
«Quello che posso dire è che ormai va di moda indagare i poliziotti» ha dichiarato l’avvocato Rachele De Stefanis – riporta La Stampa– che difende una delle agenti di una delle due auto della polizia. «Non abbiamo ancora visto le carte – continua il legale – io ho avuto l’incarico ieri, e la mia assistita non guidava. La contestazione, seppur non delineata, è di omicidio colposo per fatto omissivo, ma per ora non sappiamo altro. L’inseguimento era del tutto legittimo, il mezzo era rubato»
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