Lutto nel calcio
Addio a Evaristo Beccalossi, il “genio ribelle” dell’Inter (video). Le cause della morte
Addio a Evaristo Beccalossi, il “genio”, il “Beck”, il “Sivori italiano”, il fantasista dell’Inter degli anni Ottanta a cui avevano dedicato odi, canzoni e articoli cantanti e giornalisti. Scusa se insisto, mi chiamo Evaristo, celebre frase di Beppe Viola, diventò canzone, con quella di Enrico Ruggeri, come tanti altri tributi a lui dedicati nell’immagiario artistico e sportivo italiano. Evaristo Beccalossi avrebbe compiuto 70 anni tra pochi giorni, il 12 maggio, ma da più di un anno le sue condizioni di salute erano critiche a causa un’emorragia cerebrale che l’aveva colpito nel gennaio 2025 e un lungo periodo di coma.
Evaristo Beccalossi e le cause della morte
Il decesso è avvenuto nella notte alla Poliambulanza di Brescia, dove Beccalosssi era ricoverato in condizioni critiche da giorni, a causa di quel problema cerebrale del 2025. Negli ultimi anni era sparito dalle televisioni dove per lungo tempo si era distinto come opinionista. Ma è per le sue grandi dote calcistiche e il sinistro sopraffino che Beccalossi sarà ricordato per sempre.
Il genio ribelle del calcio italiano
Evaristo Beccalossi è stato uno dei talenti più puri e imprevedibili del calcio italiano degli anni Settanta e Ottanta. Fantasista elegante, dotato di una tecnica sopraffina e di una visione di gioco fuori dal comune, ha legato il proprio nome soprattutto all’Inter, squadra con cui è diventato simbolo di creatività e classe. Nonostante un carattere schivo e anticonformista, Beccalossi ha lasciato un segno profondo nel calcio italiano grazie al suo stile unico e alla capacità di inventare calcio in ogni momento.
Gli inizi e l’esplosione nel Brescia
Nato il 12 maggio 1956 a Brescia, Evaristo Beccalossi cresce calcisticamente nel settore giovanile del Brescia. Fin da giovanissimo mette in mostra qualità tecniche eccezionali: dribbling raffinato, grande controllo di palla e una naturale predisposizione all’assist.
Debutta in prima squadra nel campionato di Serie B all’inizio degli anni Settanta, diventando rapidamente uno dei giovani più promettenti del panorama italiano. Il suo talento attira l’attenzione delle grandi squadre, tanto che nel 1978 viene acquistato dall’Inter.
Gli anni d’oro con l’Inter
Con la maglia nerazzurra Beccalossi vive il periodo più importante della propria carriera. Arriva a Milano in una squadra ricca di campioni e riesce subito a conquistare il pubblico di San Siro grazie alle sue giocate spettacolari.
Diventa il numero 10 dell’Inter e uno dei protagonisti dello scudetto conquistato nella stagione 1979-1980 sotto la guida di Eugenio Bersellini. In quell’annata Beccalossi segna gol decisivi e si conferma uno dei migliori fantasisti italiani.
Il suo calcio era fatto di intuizioni improvvise, lanci illuminanti e dribbling imprevedibili. Pur non essendo un giocatore continuo, quando era in giornata riusciva a cambiare da solo l’inerzia delle partite.
Tra i momenti più celebri della sua esperienza interista resta la doppietta nel derby contro il Milan del 28 ottobre 1979, una prestazione entrata nella storia del club. I tifosi dell’Inter lo hanno sempre considerato un simbolo di fantasia e talento puro.
Con l’Inter Beccalossi disputa oltre 200 partite ufficiali, vincendo uno Scudetto e due Coppe Italia.
Un talento fuori dagli schemi
Beccalossi è stato uno dei calciatori più particolari della sua epoca. Amava giocare libero da schemi rigidi e spesso si scontrava con allenatori che pretendevano maggiore disciplina tattica. Questo aspetto ha probabilmente limitato la sua carriera in Nazionale. Nonostante le indiscutibili qualità tecniche, infatti, Beccalossi colleziona una sola presenza con l’Italia maggiore. Molti osservatori ritengono che avrebbe meritato molto di più.
I dieci gol più belli
Ultima notizia
L’arrivo
Tappeto rosso per Trump in Cina: Xi apre le porte di Pechino al vertice che può chiudere la guerra commerciale (Video)
Esteri - di Alice Carrazza