Occhetto redivivo si contraddice: dobbiamo fermare Putin ma l’atlantismo è “vecchio”

lunedì 4 Aprile 12:17 - di Bianca Conte
Occhetto

Occhetto torna a parlare dopo Bucha, il massacro che ha alzato l’asticella dell’orrore. E lo fa in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano in cui, da un lato rilancia sulla necessità di costringere Putin a fermarsi. Dall’altra, però, indica solo frecce spuntate all’arco dell’Europa e della Nato. La prima, che descrive come una realtà che non ha ancora risolto le sue contraddizioni e realizzato una sintesi geo-politica tra le sinergie in campo, per colpa di un peccato originale compiuto all’atto della sua fondazione. La seconda, frutto di un atlantismo che l’ultimo leader Pci definisce “vecchio”. E i cui errori del passato dovrebbero fungere da volano per il futuro delle relazioni internazionali. E allora, da dove ripartire?

Occhetto torna a parlare dopo l’orrore di Bucha

Achille Occhetto, tra amarcord e nostalgia di un sinistra «che non esiste. Non si vede. E non ha parole». Il comunista che liquidò il Pci, mandandolo in soffitta per fondare sulle sue ceneri la Fenice di un Pds che segnò il passaggio formale dal post comunismo al primo partito democratico della sinistra. Una scommessa su cui l’ex segretario torna a riflettere anche oggi in un’intervista al Fatto Quotidiano, resa alla luce dell’invasione russa in Ucraina e della «fine del socialismo reale». Definizione piuttosto burocratica di quello che fu il comunismo realizzato. Insomma, come scrisse il nostro giornale giusto qualche settimana fa, «gira e rigira, il trauma di Occhetto resta il dissolvimento dell’Unione Sovietica, la grande speranza dell’umanità che si accartocciava sotto il peso dei suoi fallimenti e delle sue menzogne».

Occhetto tra “vecchio atlantismo” e eco-socialismo

La guerra russa in Ucraina diventa il punto di snodo e il terreno minato in cui si addentra Occhetto per parlare di un «vecchio atlantismo da superare» e della sua proposta di «una sintesi alta tra questione sociale e questione ambientale nella direzione dell’eco-socialismo». Tra i due mondi, per cui Occhetto richiama a una grammatica politica e a un lessico bellico tipici di una sinistra d’antan, c’è il massacro di Bucha. Che impone alla comunità internazionale di arrivare a una stretta su Putin per il cessate il fuoco. E su cui l’ex segretario Pci sottolinea come «ci sono tutti gli elementi perché il governo adisca al tribunale internazionale contro i crimini di guerra».

La guerra una sorta di regolamento di conti con gli Usa?

Crimini che subito dopo, però, Occhetto parlando di guerra all’Ucraina, riconduce anche a una sorta di regolamento di conti con gli Usa. Tanto che aggiunge: «Putin intende regolare i rapporti internazionali attraverso la guerra a Kiev. Problema che si sta aggravando in seguito al mistero di Belgorod e ai sospetti di una guerra di procura con strategie differenziate sui modi e tempi della trattativa». Commentando, peraltro, come «la pretesa di Putin di riscrivere i confini con il sangue è politicamente criminale per la stessa Russia. Sia ad Est che a Ovest bisogna incominciare a capire che al centro ci sono i destini del Pianeta».

Il ruolo dell’Europa e quel peccato originale che…

Un pianeta in cui, l’Europa riveste un ruolo cruciale e che, a detta di Occhetto, proprio in quanto epicentro geopolitico del conflitto, sta rivelando le conseguenze di un peccato originale commesso al momento della sua creazione: «Il limite di non essersi mossi nella direzione di una vera Europa politica, quella di Altiero Spinelli, capace di parlare con una voce sola. Tuttavia il modo con cui ha reagito nei confronti delle uscite di Biden mi sembra che riveli una sia pur timida distinzione dalla prospettiva che ha in testa il presidente Usa». L’Europa e il contraltare russo reduce dalla fine della federazione sovietica con tutto ciò che ha comportato.

Mosca e l’album del passato di Occhetto

Con Mosca che, da alleata contro il nazismo, si ritrova a vestire di panni del carnefice di turno, pronta a seminare sangue e distruzione. Una realtà dalla quale Occhetto oggi Occhetto prova a dissociarsi, anche asserendo: «È da molto, ancora da molto prima della svolta, che non colloco più la Russia nel mio album di famiglia. Gli atti scellerati che nascono dalla visione imperiale di Putin mi fanno inorridire come quelli di tutti gli altri imperialismi a Est come a Ovest. Per questo lo scontro non è più tra Oriente ed Occidente ma tra democrazia, quella autentica e inclusiva, e totalitarismo».

La stoccata a Draghi

Così, riconoscendo l’imprescindibilità di stare «decisamente dalla parte dell’aggredito» e di «aiutarlo con tutti i mezzi», Occhetto lascia la casa madre Russia ma, contestualmente, ne approfitta per dire che oggi «la visione imperiale a direzione totalitaria di un paese capitalista qual è la Russia va combattuta senza se e senza ma, sia pure con le accortezze diplomatiche che sono mancate a Biden». E che, «il vero problema, che non mi sembra compreso, non solo da Draghi, è un altro. Ed è che è lecito parlare degli errori compiuti dall’Occidente, riguardanti la mancata accortezza volta a mettere in campo una politica estera di più alto respiro, volta a coinvolgere tutti nella ricerca di un comune modello di sicurezza collettivo. E sul tema di una nuova riorganizzazione dei rapporti internazionali dopo il crollo del bipolarismo della guerra fredda».

Sull’utopia di un nuovo ordine mondiale

Un piano che, a detta del fondatore del Pds, «deve servirci non tanto per assumere atteggiamenti equidistanti, quanto per incominciare a pensare alla futura riorganizzazione delle relazioni internazionali. A un nuovo ordine mondiale. In sostanza si tratta di capire che bisogna andare oltre il vecchio atlantismo». Un concetto che si lega direttamente a quanto affermato poco prima parlando di analisi degli errori del passato funzionale al futuro delle relazioni internazionali. Ma che si coniuga a fatica con il grido d’allarme che l’ultimo leader Pci ha rilanciato, nella stessa intervista, asserendo: «Costringiamo Putin a fermarsi»…

 

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