«Ecosocialismo»: è Marx più Greta la “nuova” ricetta di Occhetto per la sinistra in crisi

24 Feb 2022 9:01 - di Michele Pezza
Occhetto

Bando agli «amarcord»e avanti con «l’ecosocialismo». Achille Occhetto, il comunista che liquidò il Pci per fondare sulle sue ceneri il Pds, traccia la nuova frontiera della sinistra. «A 85 anni mi senso a metà del cammino», confida a Repubblica che lo ha intervistato in occasione dell’uscita del suo libro: “Perché non basta dirsi democratici“. Lo definisce «la mia elaborazione del lutto», dove per lutto intende «la fine del socialismo reale», definizione piuttosto burocratica di quello che fu il comunismo realizzato. Gira e rigira, il trauma di Occhetto resta il dissolvimento dell’Unione Sovietica, la grande speranza dell’umanità che si accartocciava sotto il peso dei suoi fallimenti e delle sue menzogne.

Occhetto intervistato da Repubblica

Non è il solo, ovviamente, ma è tra i pochi che lo ammette: «Sia nelle vicende personali che nella storia non è lecito voltare pagina senza aver fatto i conti con quanto accaduto». Giusto. Ma come si presenta il domani agli occhi dell’autore di una dolorosa svolta politica pagata con l’emarginazione nel partito da lui fondato? «Non propongo un’operazione amarcord», puntualizza Occhetto. A suo giudizio valori del socialismo sono ancora in piedi: «Può rinascere – azzarda – in forme nuove nei panni dell’ecosocialismo». Praticamente Karl Marx più Greta Thunberg. Basterà a ridare slancio alla sinistra? Il fondatore del Pds sembra esserne convinto. Non stupisce.

«Il Pil non è tutto»

In effetti, per lui cambia poco. Ora come allora l’obiettivo è il modello di sviluppo delle democrazie occidentali. Da cambiare radicalmente, proprio come pretendeva il vecchio Pci. «Va rimesso in discussione il concetto stesso di crescita», sostiene Occhetto, quasi tendendo una mano al Beppe Grillo della “decrescita felice“. «Dietro l’aumento del Pil – incalza – si nascondono gli invisibili, le disuguaglianze, i quartieri fatiscenti nei punti alti della modernità». Parole in apparenza nuove, in realtà già ascoltate per decenni sulla bocca dei dirigenti comunisti e puntualmente contraddette laddove il comunismo s’inverava. Insomma: buone prediche, pessime pratiche. Esattamente il motivo per cui la sinistra, che soprattutto quell’impronta reca, suscita ancora tanta diffidenza e ostilità.

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