Il Pd snobba gli 80 anni di Occhetto: archiviò il Pci, fu asfaltato da Berlusconi

3 Mar 2016 17:28 - di Robert Perdicchi

«Il mio orgoglio è quello di esser stato sempre un uomo di sinistra e questa dichiarazione oggi è importante, in una fase in cui anche molti intellettuali dicono che non c’è differenza tra destra e sinistra. Io mi colloco in questa differenza e chiedo, come regalo a noi ottuagenari, alle nuove generazioni di costruire una nuova sinistra». Con queste parole Achille Occhetto è intervenuto al brindisi, organizzato nella sede del gruppo Sel alla Camera, per i suoi 80 anni. Non una festa ufficiale ma un un brindisi informale, anche perché”a me non piacciono le cerimonia organizzate come se fossero funerali anticipati”, spiega con una battuto l’uomo della Svolta della Bolognina sul quale l’ultimo segretario del Pci, torna, rivendicandola ma allo stesso sottolineando come il suo “obiettivo fallito” vada individuato nel disegno di “uscire, da sinistra, dalle macerie del comunismo”. A ad ascoltare, oltre che i parlamentari di Sinistra Italiana (da Arturo Scotto a Stefano Fassina) anche il capogruppo Pd Ettore Rosato e Pier Luigi Bersani (ma nessun renziano…) che, proprip sui giorni cruciali del novembre del 1989, osserva come Occhetto ebbe “un coraggio da leone, che nessuno dei dirigenti del Pci allora poteva avere”. E conferisce a Occhetto un merito: «Quello di aver consegnato, con la svolta, il Pci al giudizio della storia evitandogli”una distruzione anche ingloriosa». Nel 1994, sulla scìa di Mani Pulite, Occhetto mise su la famigerata “gioiosa macchina da guerra” per battere Berlusconi. Con il risultato di mandare a Palazzo Chigi il primo governo di centrodestra.

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