Sguardo condiviso
Meloni-Modi, il salto strategico verso una nuova frontiera. Roma punta sull’India: “Insieme possiamo affrontare le sfide future”
Il premier indiano torna a Roma dopo 26 anni e con Meloni firma il partenariato strategico speciale. “Il rapporto tra India e Italia ha raggiunto una fase decisiva”, scrivono i due leader in un editoriale congiunto. Sul tavolo: difesa, aerospazio, componentistica, energia, farmaceutica, infrastrutture digitali, agroalimentare e manifattura avanzata
Politica - di Alice Carrazza - 20 Maggio 2026 alle 10:45
«Il rapporto tra India e Italia ha ormai raggiunto una fase decisiva». La frase scelta dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal primo ministro Narendra Modi nell’editoriale congiunto pubblicato dal Corriere della Sera e dalla stampa indiana non è diplomazia di circostanza. È la formula con cui Roma e Nuova Delhi certificano un salto politico maturato negli ultimi tre anni e ora tradotto in un «partenariato strategico speciale». Speciale anche nel rapporto personale, suggellato dal siparietto social delle “caramelle Melody” portate in regalo alla premier.
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La visita di Modi nella capitale, la prima ufficiale di un premier indiano in Italia dopo ventisei anni, viene letta a Palazzo Chigi come un passaggio politico preciso: consolidare l’asse con una delle grandi potenze economiche emergenti mentre gli equilibri globali si spostano verso l’Indo-Pacifico e la competizione con la Cina ridefinisce alleanze e mercati. Dopo il colloquio con Sergio Mattarella al Quirinale, la premier riceverà Modi a Villa Pamphilj. È il settimo incontro tra i due leader. Dato che fotografa la continuità del rapporto costruito dal G20 del 2023 fino al G7 italiano di Borgo Egnazia, passando per Dubai, Rio e Johannesburg. Nei dossier governativi, il dialogo col gigante asiatico è ormai considerato una delle direttrici stabili della politica estera italiana.
La partita industriale
Il punto centrale resta il commercio. Meloni e Modi fissano un obiettivo preciso: superare i 20 miliardi di euro di interscambio entro il 2029. Sul tavolo finiscono difesa, aerospazio, componentistica, energia, farmaceutica, infrastrutture digitali, agroalimentare e manifattura avanzata. Nel testo firmato dai due emerge anche l’idea rafforzare le filiere strategiche occidentali attraverso accordi industriali selettivi. E ridurre la dipendenza dai circuiti produttivi controllati da Pechino. «Prosperità e sicurezza nel XXI secolo saranno determinate dalla capacità delle Nazioni di innovare, gestire le transizioni energetiche e rafforzare la propria sovranità strategica», scrivono Meloni e Modi.
L’Italia mette sul tavolo potenza industriale. Manifattura specializzata. E tecnologia. L’India offre scala produttiva. Crescita economica, e un ecosistema tecnologico che conta oltre 200 mila startup e più di cento “unicorni”, termine con cui vengono indicate le aziende tecnologiche private valutate oltre un miliardo di dollari. La formula scelta dai due governi è quella della “co-creazione di valore”, concetto che nei ministeri economici viene tradotto in joint venture, investimenti e integrazione delle catene produttive.
Difesa e tecnologia
L’accordo si allarga ai settori più sensibili: cybersicurezza, intelligenza artificiale, calcolo quantistico, spazio e minerali critici. Roma insiste sul modello di Ai “umanocentrica”, come si legge sull’editoriale, già al centro della presidenza italiana del G7. Nuova Delhi punta invece sulla propria infrastruttura digitale e sulla capacità di espansione nei mercati del Sud Globale. La cooperazione riguarda anche sicurezza marittima, contrasto al terrorismo, traffico di esseri umani e criminalità informatica. Temi che entrano direttamente nella nuova architettura geopolitica costruita lungo il corridoio Imec, considerato dai due governi uno snodo decisivo per commercio, energia e logistica.
Non è un caso che al vertice partecipino anche i vertici di grandi gruppi industriali italiani e indiani. Leonardo, Fincantieri e Bonifiche Ferraresi sono tra le aziende coinvolte nei colloqui paralleli organizzati a margine dell’incontro politico.
Il nuovo equilibrio
A Roma il governo legge il rafforzamento dei rapporti con Nuova Delhi anche dentro una cornice più ampia: aumentare il peso italiano nel Mediterraneo e costruire un canale privilegiato con una potenza destinata a incidere sempre di più sugli equilibri economici globali. «Possiamo affrontare le nostre sfide comuni», la promessa di Meloni e Modi. «Nella cultura indiana, il concetto di Dharma richiama il senso di responsabilità che deve guidare le nostre azioni, mentre il principio di Vasudhaiva Kutumbakam — il mondo è una sola famiglia — risuona con forza nell’attuale era digitale interconnessa. Tali valori trovano un’eco naturale nella tradizione umanistica italiana, radicata nel Rinascimento, che esalta la dignità di ogni individuo e il potere della cultura di unire popoli e società», spiegano.
Per questo la visita di Modi non viene trattata come una semplice missione diplomatica. La dichiarazione congiunta attesa al termine del vertice punta a istituzionalizzare incontri annuali tra i due capi di governo, rafforzare Innovit India e continuare il percorso già intrapreso. «La nostra visione condivisa — dicono — mira quindi a porre le basi per un forte e lungimirante partenariato tra India e Italia, con le persone al centro».
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