“De Benedetti sapeva tutto di Mani Pulite già da mesi”: Pomicino rivela: “Mi venne a trovare e…”

martedì 15 Febbraio 9:16 - di Alberto Consoli
De Benedetti Pomicino

“Nella primavera del 1991 venne a trovarmi Carlo De Benedetti e...”. E’ Cirino Pomicino ad andare alle origini di Tangentopoli in un’intervista al Giornale a Stefano Zurlo. E a rivelare come dietro la rivoluzione giudiziaria che azzerò la politica italiana ci fosse uno schema ben preciso. L’establischment industriale disegnò un vero e proprio disegno politico: virare a sinistra.

Pomicino, il ruolo di De Benedetti

L’ex Dc ed ex ministro del Bilancio nel governo Andreotti a 30 anni da Mani Pulite racconta un episodio rivelatore: «Nella primavera del 1991  venne a trovarmi Carlo De Benedetti con cui avevo un rapporto di amicizia, anche se la pensavamo in modo diverso. In pratica mi spiegò che con altri imprenditori legati al «salotto buono» di Enrico Cuccia voleva modificare gli assetti politici del Paese e spostarli verso i post-comunisti che al congresso di Rimini, in febbraio, avevano fondato il Pds e si erano convertiti a posizioni riformiste».

Mani Pulite, Pomicino: il mondo industriale volle spostare a sinistra gli schemi di potere

Questo l’humus che preparò quella stagione che in questi giorni viene ricordata da saggisti e analisti politici. L’establishment italiano, quel “quarto partito”,  come lo definisce nel suo libro Claudio Martelli, “aveva intuito, o sapeva, che il vento stava cambiando”. Dopo il 1989 con la caduta del Muro gli equilibri nati nel 1945 scardinati, lo schema Dc al potere e il Pci all’opposizione, era al capolinea. Servivano schemi diversi “e il gotha dell’industria tricolore aveva fatto le sue scelte, sposando la sinistra”.

Fu un disegno politico preciso

Questa la trama del racconto che Cirino Pomicino ha narrato per il podcast di Radio 24 Monetine, preparato per l’anniversario di Mani pulite. «Parlare di golpe sarebbe una fregnaccia»,  racconta Cirino Pomicino. “Piuttosto direi che De Benedetti voleva cavalcare quei rivolgimenti e dunque mi lanciò l’idea: ‘Fai il mio ministro’. Fai tu il nostro industriale -replicai – capovolgendo la frittata;e chiamando in causa anche Andreotti. Insomma, la questione finì sul ridere, ma De Benedetti capì che non condividevo quel progetto».

Pomicino conferma uno schema ben preciso che salvò la sinistra

Non è la prima volta che Cirino Pomicino racconta il “retropalco” di Mani Pulite. Oggi c’è la conferma, però, di come quelle settimane che portarono al tramonto della Prima Repubblica ebbero attori precisi: «Io condussi le mie verifiche e scoprii che la trama c’era ed era molto articolata. Dunque, preoccupato e inquieto, informai i capi della Dc ma ho sempre avuto il privilegio di non essere creduto e la cosa finì lì». Dal racconto emerge che la Dc e il governo attesero gli eventi senza fare tesoro di quella rivelazione, “senza prendere alcuna contromisura, impreparati all’appuntamento con la storia”.

Pomicino racconta infatti come le cose andarono poi nella indicazione prefigurata da quel colloquio con De Benedetti: « A settembre ’91, al Forum Ambrosetti di Cernobbio, mi accorsi che il clima era completamente cambiato. I cosiddetti poteri forti ci avevano abbandonato, i grandi giornali, dal Corriere alla Repubblica, iniziarono a criticarci pesantemente, e mi avvidi che la Dc e il pentapartito avevano perso la sintonia con le classi dirigenti del Paese».

“Un  pezzo da novanta della nomenklatura rossa, mi fece sapere che…”

Questi i segnali presenti sulla scena economica circa cinque mesi  prima dell’avvio della grande inchiesta condotta da Antonio Di Pietro. Era il 17 febbraio del 1992 quando finì in manette Mario Chiesa, presidente socialista del Pio Albergo Trivulzio, prima tappa del processo di disgregazione del vecchio sistema di potere. Si arrivò così al giugno del 1992. Rivela Pomicino:  «Con Amato a Palazzo Chigi, Gerardo Chiaromonte, uno dei pezzi da novanta della nomenklatura rossa, mi fece sapere riservatamente che il Pds aveva scelto la via giudiziaria per andare al potere. E so che la stessa comunicazione arrivò al leader liberale Renato Altissimo. Cosa questo significasse in concreto non me lo chiarì; ma certe anomalie sono evidenti anche oggi, a distanza di tanto tempo. E, in parte, restano inspiegabili: il Pds e la sinistra democristiana, insomma i soggetti che poi formarono l’Ulivo, schivarono miracolosamente la tempesta. Solo non avevano calcolato tale Silvio Berlusconi. Ma quella è un’altra storia».

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