Feltri: Mani pulite fu una strage degli innocenti. Mi scuso con i lettori per gli eccessi di allora…

giovedì 10 Febbraio 7:54 - di Riccardo Angelini
Feltri Mani pulite

Mani pulite come la “strage degli innocenti”. E Vittorio Feltri, che in quella stagione si fece interprete del vento dell’antipolitica, oggi si scusa con i suoi lettori per gli eccessi. A 30 anni dalle inchieste che decapitarono il pentapartito, ma lasciarono indenne il Pci, il bilancio di Feltri, in un lungo articolo su Libero, è amaro: tangentopoli aprì le porte alla seconda repubblica, che è stata peggio della prima.

Tutto cominciò con la tangente a Mario Chiesa

Tutto cominciò – scrive – quando il capo del Pio Albergo Trivulzio Mario Chiesa venne beccato “mentre incassava una tangente in denaro contante”. “Il povero Chiesa, persona peraltro perbene, era un socialista che obbediva agli ordini di partito, drenava palanche per finanziare il Psi, come all’epoca si usava in politica. Il Pci era finanziato dall’Unione sovietica e i nostri rappresentanti democratici del popolo, per pareggiare i conti, si arrangiavano con le tangenti sganciate da imprenditori, che ovviamente in cambio chiedevano favori. Niente di strano e niente di pulito. Per evitare queste scorrettezze sarebbe bastato che il governo dell’epoca avesse legalizzato il finanziamento ai partiti, cosa che non fece mai per non dare l’impressione al popolo di essere avido di ricchezza. Un grave errore che pagò con la disintegrazione di un sistema politico che, con tutti i suoi difetti, funzionava abbastanza bene”.

Feltri: Mani pulite fu un repulisti che ammazzò la democrazia italiana e lasciò indenne il Pci

La magistratura, Antonio di Pietro in testa, si diede da fare per organizzare “un repulisti tale da ammazzare la democrazia italiana: qualunque partito, ad eccezione del vecchio Pci, che godeva delle simpatie delle toghe, fu annientato”. A dire il vero anche il Msi uscì indenne dalla stagione di Mani pulite, e non perché godeva di simpoatie da parte del partito delle toghe ma perché era sempre stato fuori dal sistema.

Solo Craxi protestò con veemenza per Mani pulite

“L’unico che protestò con veemenza – ricorda Feltri –  fu Craxi, contro il quale anche io mi ero scagliato. E spiego perché. All’epoca dirigevo da un paio di mesi L’Indipendente, un quotidiano elegante e quindi moribondo. Per tentare di resuscitarlo adottai i consigli di un vecchio grande giornalista, Gaetano Afeltra, il quale mi disse: riempi la prima pagina di cronaca viva senza dimenticarti di spargere qua e là un po’ di merda (testuale). La ricetta funzionò. Alla vicenda di Chiesa i grandi quotidiani non diedero peso, sembrava una stupidaggine. Invece io ci inzuppai il biscotto, creando un caso. Poi intervistai Di Pietro, che mi fornì un quintale di materiale. E lo scandalo partì a razzo”.

Feltri: il soprannome di Cinghialone affibbiato a Craxi fu un errore

Feltri aggiunge di vergognarsi, oggi, del soprannome di “cinghialone” affibbiato a Craxi. “Martinazzoli lo denominai Cipresso e Lumino, dato che si chiamava Mino. Insomma, mi divertii un mondo a fare casino. Se ripenso alle mie imprese cartacee ora mi imbarazzo. In realtà Mani Pulite fu come la strage degli innocenti, un sacco di uomini perbene furono fucilati da inchieste condotte col metodo “un tanto al chilo”. In quegli anni covava nelle gente una sorta di spirito di vendetta nei confronti della politica e io me ne feci interprete. Sono pentito? Solo un po'”.

“La mia indole di direttore in cerca di successo – conclude Feltri – era troppo forte per farmi desistere dal desiderio di pascere la gente con gli scandali. Sta di fatto che quella stagione fu devastante, apri le porte alla seconda Repubblica che ha dato frutti peggiori rispetto alla prima”.

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