I migranti sfondano le recinzioni e penetrano in Polonia. Violenze e arresti, la Ue resta a guardare

mercoledì 10 Novembre 13:59 - di Martino Della Costa
migranti Polonia

I migranti sfondano le recinzioni e penetrano in Polonia. Si consumano violenze e arresti, mentre la Ue tace e resta a guardare. Dunque, alla fine i profughi arrivati in massa dalla Bielorussia sono riusciti a forzare il cordone delle forze dell’ordine e ad attraversare il confine polacco. Dopo due giorni di scontri e tentativi, nella notte, decine di profughi hanno rotto le recinzioni nei pressi delle località polacche di Krynki e Bialowieza e hanno varcato la frontiere presidiata da militari e forze dell’ordine. Lo riportano i media polacchi, citando un portavoce delle guardie di confine che fanno base nella città di Bialystok. Il quale ha segnalato i momenti di violenza. E indicato che in entrambi i casi, i migranti hanno abbattuto le recinzioni. Poi, alcuni di coloro che hanno attraversato il confine sono stati intercettati e fatti rientrare in territorio bielorusso. Mentre altri sono riusciti a fuggire.

Migranti, a decine forzano il confine e penetrano in Polonia

«Nel corso delle ultime 24 ore, la polizia ha arrestato più di 50 persone vicino a Bialowieza dopo che avevano attraversato illegalmente la frontiera», ha dichiarato Tomasz Krupa, portavoce della polizia regionale. Eppure, malgrado scontri e tensioni siano ormai all’apice, sullo scacchiere diplomatico internazionale tutto sembra fermo. Bloccato sulle reciproche accuse che punteggiano drammaticamente la guerriglia in atto. E così, la Bielorussia accusa le forze polacche di aver picchiato alcuni migranti, nello specifico quattro persone di etnia curda, che tentavano di entrare nell’Ue. Mentre prende corpo, nei confronti di Minsk, il j’accuse rilanciato da più fronti ai tavoli europei, di una feroce «strumentalizzazione» dei migranti bloccati al confine.

La Bielorussia accusa: «Le forze di sicurezza polacche hanno maltrattato le persone»

La Bielorussia accusa: «Le forze di sicurezza polacche hanno maltrattato le persone. E, usando la forza, le hanno spinte oltre una recinzione di filo spinato al confine con la Bielorussia. Alcuni dei migranti arrestati in Polonia, dove avevano cercato di chiedere protezione e status di rifugiato, riportano numerose ferite sui corpi. Segno che le forze di sicurezza di Varsavia hanno maltrattato le persone e, usando la forza, le hanno spinte oltre una recinzione di filo spinato al confine con la Bielorussia», ha dichiarato in una nota il servizio delle guardie di frontiera bielorusse. Diffondendo immagini che mostrano quattro uomini, alcuni con vestiti insanguinati. E uno di loro con tagli sulle mani, evidenti nell’atto di coprirsi il viso».

La Polonia si difende e contrattacca: «Mosca ha pesanti responsabilità nella crisi»

Ma la Polonia, lasciata sola a gestire una situazione esplosiva, si difende. E passando al contrattacco, mette nel mirino anche la Russia. Soprattutto  col ministro polacco Mateusz Morawiecki, che ha accusato Mosca di pesanti responsabilità nella crisi. Dichiarazioni respinte al mittente dal Cremlino dove, in una conferenza stampa, il portavoce Dmitry Peskov ha sostenuto: la Russia è «molto preoccupata per la situazione dei migranti al confine tra Bielorussia e Polonia. Mosca comprende la complessità della situazione. La situazione resta estremamente tesa. Le tensioni stanno crescendo. E pur comprendendo la criticità della realtà in corso, crediamo che il problema de facto sia con le persone. Diverse migliaia di profughi non vogliono rimanere in Bielorussia e richiedono asilo nei Paesi europei», ha detto Peskov ai giornalisti.

E tra scontri violenti e arresti. Mentre la situazione degenera, la Ue tace e resta a guardare

Insomma, un gioco di rimpalli continuo, che lascia Varsavia sola a gestire la minaccia di un’invasione crescente. E che alla fine, nella diversità dei ruoli e delle responsabilità in campo, finisce sempre per sfruttare il tema migratorio come grimaldello per esercitare forzature ed estorcere concessioni. Una vicenda che rischia di degenerare ulteriormente da un minuto all’altro. Mentre la Ue resta ferma a guardare…

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