Tutto fila liscio
C’è l’intesa sui dazi Usa-Ue: la sinistra sperava nello scontro totale con Trump, Bruxelles invece chiude l’accordo
Dopo mesi di tensioni, rinvii e minacce americane, Bruxelles sblocca l’accordo commerciale con Washington. Restano cautele e diffidenze, ma la linea europea regge e i sinistri profeti di sventura dovranno rassegnarsi
Economia - di Alice Carrazza - 20 Maggio 2026 alle 09:24
Nella notte tra martedì e mercoledì, Parlamento europeo, Consiglio e Commissione hanno trovato il compromesso necessario per attuare l’intesa siglata la scorsa estate a Turnberry, in Scozia, tra Ursula von der Leyen e Donald Trump. Un passaggio che negli ultimi mesi sembrava essersi trasformato in un terreno minato politico e diplomatico. Invece il meccanismo europeo, pur tra ritardi e resistenze, ha finito per convergere sull’obiettivo iniziale: mettere in sicurezza il rapporto economico con Washington senza cedere completamente sul terreno politico. Ad annunciare il via libera la presidenza cipriota dell’Ue: «Raggiunto l’accordo sull’attuazione delle disposizioni tariffarie della Dichiarazione congiunta Ue-Usa». Da Roma, il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani festeggia: «Una buona notizia», «un passo importante». E aggiunge: «L’Europa dimostra serietà e affidabilità, rispettando gli impegni assunti e puntando a rafforzare così la solidità economica del partenariato transatlantico».
C’è accordo tra Usa e Ue
Il tempo stava per scadere. Donald Trump aveva fissato al 4 luglio la deadline per la ratifica europea, ventilando nuove tariffe fino al 25% sulle automobili continentali. Una misura che avrebbe colpito direttamente Germania, Italia e l’intera catena industriale dell’Unione. A Bruxelles c’era una consapevolezza: aprire una nuova guerra commerciale nel mezzo del rallentamento economico europeo avrebbe avuto costi eccessivi. Rischio considerato. Per questo, nonostante mesi di sferzate da parte del tycoon e alle incertezze giuridiche sui dazi Made in Usa, l’Unione ha scelto di riportare la trattativa dentro un quadro negoziale stabile.
L’accordo prevede dazi statunitensi al 15% sulla maggior parte delle esportazioni europee, mentre l’Ue eliminerà gran parte delle tariffe sui beni industriali d’oltreoceano e su alcuni prodotti agricoli. Un compromesso lontano dalle ambizioni iniziali europee, ma sufficiente a evitare una nuova spirale protezionistica.
Bruxelles blinda le clausole di difesa
Il via libera non è arrivato, tuttavia, senza condizioni. Nel testo finale i negoziatori europei hanno inserito una serie di salvaguardie per rassicurare governi e Parlamento. La Commissione europea potrà sospendere l’accordo se Washington non rispetterà gli impegni presi o adotterà misure discriminatorie contro le imprese dei Ventisette. Aperto resta soprattutto il dossier acciaio e alluminio. La scure tariffaria in questi settori arriva ancora al 50%, e Bruxelles pretende che venga progressivamente ridotta entro il 2026. In caso contrario, l’intesa salta.
Nel compromesso compare anche una “sunset clause” che farà decadere automaticamente l’accordo nel dicembre 2029, poco dopo la fine prevista della presidenza Trump. Un dettaglio che racconta bene il livello di cautela con cui molte capitali europee continuano a guardare alla Casa Bianca e ai suoi alti e bassi.
L’Europa evita la rottura
Per settimane nei palazzi europei non si parlava d’altro: gli allarmi su una frattura transatlantica si moltiplicavano e i profeti di sventura pure. Alla fine, però, il quadro politico europeo ha tenuto. Il centrodestra ha spinto per accelerare la ratifica, mentre i governi più esposti sul piano industriale hanno lavorato per evitare uno scontro diretto con Washington. «Oggi, l’Unione europea mantiene i suoi impegni», ha dichiarato Michael Damianos, ministro cipriota dell’Energia, del Commercio e dell’Industria. Più netto il messaggio della presidente della Commissione Ursula von der Leyen: «Un accordo è un accordo, e l’Ue onora i propri impegni».
Dietro le formule da comunicato resta un dato. Dopo un anno di botta e risposta, alternanze trumpiane e previsioni catastrofiche della sinistra, l’asse economico tra Europa e Stati Uniti regge. Bruxelles ha rallentato, negoziato, irrigidito alcune clausole, ma alla fine ha scelto la continuità. Perché nel pieno delle crisi globali, dall’energia alla sicurezza, nessuna capitale europea considera realistico aprire un conflitto commerciale permanente con l’alleato atlantico. Che i progressisti di giornata se lo mettano ben in testa.
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