Lucano, parla il pm dell’inchiesta: la sinistra mette su un piedistallo uno che se ne infischia della legge

sabato 2 Ottobre 8:24 - di Redazione
Mimmo Lucano

Il procuratore di Locri, Luigi D’Alessio, che ha imbastito l’impianto accusatorio contro Mimmo Lucano, ora si dice vittima “di un’aggressione mediatica”. E alla Stampa dichiara: di non spiegarsi le polemiche «per un processo basato su carte e fatture false difficilmente controvertibili, non su testimoni più o meno credibili».

Lucano beneficiava solo i pochi eletti che avevano occupato le case

D’Alessio respinge l’accusa di avere processato l’accoglienza, e contesta a Lucano di averla «riservata a pochi eletti che avevano occupato le case». A dispetto della norma che prevedeva un avvicendamento periodico dei migranti, «lui manteneva sempre gli stessi, sottomessi. Gli altri li mandava nell’inferno delle baraccopoli di Rosarno». Benché incassasse i fondi destinati ai corsi obbligatori di italiano, «non c’era un migrante che lo parlava». E al di là «dei murales e di qualche casa diroccata, gli alloggi destinati ai migranti venivano abitati dai cantanti invitati per i festival». Tutto – prosegue – “era organizzato per favorire varie cooperative locali, creare clientele, accumulare ricchezze, beneficiare di indotti elettorali”.

Lucano ricorda il bandito di “Giù la testa” proclamato capo suo malgrado

Il procuratore sottolinea che «13 anni sono parecchi e mi auguro che in appello sia ridotta». La Procura ne aveva chiesti quasi 8, unificando tutti i reati nel vincolo della continuazione. Dunque chi è Mimmo Lucano, secondo il magistrato che lo ha indagato, processato e fatto condannare? A D’Alessio ricorda il protagonista di un celebre western di Sergio Leone, «il bandito di Giù la testa proclamato capo dei rivoluzionari suo malgrado.

Un idealista che ritiene di potersene infischiare delle leggi

“Idealista, improvvisamente issato su un piedistallo, ubriacato da un ruolo più grande di lui, inconsapevole della gravità dei suoi comportamenti, forse guidato da altre persone. Ha pensato di abbinare un’idea nobile a una sorta di promozione personale e sociale. Non è Messina Denaro, ma ha inteso male il suo ruolo di sindaco, proclamando “io me ne infischio delle leggi” e ostentando una scarsa sensibilità istituzionale tradotta in una serie impressionante di reati. Riace è un Comune dissestato”.

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