Francia, Mila vince contro i bulli filo-islamici e smaschera l’ipocrisia di femministe e anti-razzisti

giovedì 8 Luglio 12:07 - di Valeria Gelsi
mila

A processo erano finiti in 13: 11 sono stati condannati; uno è stato assolto per un vizio di forma; un altro perché, unico a farlo, si è detto pentito e ha presentato delle scuse che la Corte ha ritenuto sincere: Mila Orriols, l’adolescente che vive sotto scorta da 18 mesi per le minacce ricevute dopo aver insultato la religione islamica, ha vinto la sua battaglia contro gli haters. E, in occasione della sentenza, ringraziando chi è stato dalla sua parte, ha anche espresso tutto il suo rammarico per chi non lo ha fatto: una parte del mondo femminista e del mondo anti-razzista, che, ha sottolineato la ragazza, in questo modo hanno dimostrato di non lottare davvero per quello in cui dicono di credere.

Il caso di Mila e il cortocircuito a sinistra

Il caso di Mila ha fatto molto discutere in Francia e ha avuto una grande eco internazionale, creando un cortocircuito in certi ambienti di sinistra. Mila, che oggi ha 18 anni e quando è iniziato quello che ha definito il suo «calvario» ne aveva 16, è lesbica. Nel gennaio 2020, già molto attiva sui social, fu oggetto di insistenti avances online da parte di un giovane musulmano, al quale rispose spiegando di essere omosessuale. Da quel momento iniziò una valanga di insulti e di tentativi di “redimerla”, ai quali la ragazza replicò con un video in cui diceva di odiare tutte le religioni, prendendosela in particolare con l’Islam, definita una «religione di m…». Da lì in poi è stato un crescendo di odio, con migliaia di messaggi di insulto e minaccia, che l’hanno costretta a vivere sotto scorta e nascosta, rinunciando anche alla scuola.

Le minacce di morte e le parole sprezzanti di Ségolène Royal

Dunque, un caso che interessa varie questioni sensibili, dal bullismo online alla libertà d’espressione, in una Francia in cui la laicità contempla anche il diritto di blasfemia, ma che ha dovuto piangere Samuel Paty, il professore brutalmente ucciso dopo essere stato accusato, in una storia per altro condita di bugie, di aver denigrato Maometto. Eppure quella storia sconvolgente e, prima ancora, l’attentato a Charlie Hebdo non sembrano aver insegnato granché a certi ambienti della sinistra francese. Anche a quella che ha raggiunto i vertici dello Stato: è inopportuno che «un’adolescente irrispettosa venga portata a simbolo della libertà di espressione», ha detto l’ex ministro e candidata socialista alla presidenza della République, Ségolène Royal, mentre su Mila piovevano messaggi come «Ti troveremo, ti legheremo e ti tortureremo»; «Ti farò fare la fine di Samuel Paty»; «Fatela esplodere»; «Meriti di farti tagliare la gola, sporca puttana»; «Qualcuno dovrebbe schiacciarle il cranio per pietà».

L’atto di accusa di Mila a certe femministe e certi anti-razzisti

«Ringrazio le femministe che mi hanno sostenuto e mi dispiace per le altre che non lo hanno fatto perché allora non le considero femministe. Ringrazio le associazioni anti-razziste che hanno avuto il coraggio di aiutarmi, mentre le altre che non lo hanno fatto non lottano davvero contro il razzismo. Abbiamo vinto e vinceremo ancora. Non dobbiamo arrenderci», ha detto Mila dopo la sentenza che ha condannato 11 giovani tra i 18 e i 29 anni, fra le centinaia di suoi haters, a pene tra i 4 e i sei mesi. «I social network sono la strada. Quando passa qualcuno, non lo insulti, minacci, sbeffeggi. Quel che non si fa in strada, non si fa sui social media», ha spiegato il giudice Michel Humbert.

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