Ingiustizia in Aspromonte
La ’ndrangheta gli bruciò casa e auto, a 100 anni aspetta ancora giustizia: l’incredibile caso di Giuseppe Anile
Cento anni compiuti da poco. E una battaglia che sembra non finire mai. È la storia di Giuseppe Anile, originario di San Procopio, piccolo centro alle pendici dell’Aspromonte, vittima di quello che gli investigatori hanno da subito considerato un incendio doloso, con ogni probabilità riconducibile alla criminalità organizzata.
Era la notte tra il 3 e il 4 ottobre 2022 quando le fiamme avvolsero l’autovettura parcheggiata davanti all’abitazione della famiglia Anile. In pochi minuti il rogo si propagò alla casa, devastandola. Nella denuncia presentata ai Carabinieri il giorno successivo viene ricostruita la dinamica dell’accaduto: l’auto, parcheggiata accanto all’ingresso dell’abitazione, prese improvvisamente fuoco e le fiamme raggiunsero rapidamente l’immobile, costringendo i familiari a mettere in salvo gli anziani genitori prima dell’arrivo dei Vigili del Fuoco.
Distrutti anche 6 mila euro in buoni postali
Oltre ai gravissimi danni all’abitazione, nell’incendio andarono perduti anche beni personali e ricordi di una vita. All’interno dell’automobile erano custoditi un buono fruttifero postale da 6.000 euro, circa 1.500 euro in contanti e una catenina d’oro, rimasti completamente distrutti dalle fiamme. Per Giuseppe Anile e la sua famiglia non è stato soltanto un danno economico, ma la perdita di una casa e di oggetti che custodivano decenni di storia familiare.
Le indagini senza colpevoli
Dopo il rogo i Carabinieri aprirono un’indagine per incendio doloso. A distanza di quasi quattro anni, però, i responsabili non sono mai stati individuati. Una vicenda che lascia ancora aperti molti interrogativi in un territorio, quello dell’Aspromonte, dove gli episodi intimidatori riconducibili alla criminalità organizzata continuano a rappresentare una piaga difficile da estirpare.
Quattro anni di attesa anche per il risarcimento
Alla mancata individuazione degli autori si è aggiunta una lunga attesa sul fronte civile. La famiglia Anile ha chiesto il risarcimento dei danni all’abitazione alla UnipolSai, compagnia che assicurava l’autovettura dalla quale si sarebbe propagato l’incendio. Ma il procedimento, pendente davanti al Tribunale di Palmi, non è ancora arrivato a sentenza.
Per questo motivo gli avvocati Alessandro Romanò e Giacinto Canzona hanno deciso di intraprendere una doppia iniziativa giudiziaria. Da una parte presenteranno una richiesta di indennizzo nei confronti dello Stato per l’eccessiva durata del processo, ai sensi della Legge Pinto. Dall’altra agiranno contro Poste Italiane per ottenere il rimborso del buono fruttifero postale da 6.000 euro andato distrutto nell’incendio.
A 100 anni Giuseppe Anile aspetta ancora una risposta
La vicenda di Giuseppe Anile racconta il peso che la lentezza della giustizia può avere sulla vita delle persone. Dopo aver perso la casa, l’automobile e i risparmi custoditi nel veicolo, oggi il centenario calabrese continua ad attendere una risposta che, quasi quattro anni dopo quella notte di fuoco, non è ancora arrivata. Un’attesa che rischia di trasformarsi in una seconda condanna per chi, oltre al danno provocato dalla violenza criminale, si trova ancora a fare i conti con i tempi della giustizia italiana.