Migranti e frontiere
Ceuta, Italia batte Spagna 22 a 1 ma non basta: Meloni vuole imporre alla Ue il modello Albania sui rimpatri
“Giorgia Meloni pensa alle proposte. A partire dalla creazione di nuovi centri di rimpatrio modello Albania fino a patti economici ancora più stringenti con i Paesi africani”, scrive il Corriere della Sera, in vista del vertice sull’emergenza Ceuta convocato dalla Ue per martedì. Sabato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha ricevuto la lettera dei 22 e quella di Sanchez, accogliendo la richiesta di una videoconferenza straordinaria per fare il punto sulla crisi. Ventidue paesi hanno sposato la linea del rigore dell’Italia, solo la Francia non ha sottoscritto la missiva, con la Spagna, ovviamente.Ma ora Giorgia Meloni intende imporre in Europa la linea sulle frontiere blindate, anche a costo di sospendere Schengen, e quel modello Albania, con gli hub esterni alla Ue per i rimpatri, già oggetto di studio della Ue.
Quali sono i possibili hub: dall’Etiopia all’Uganda
Ci sarebbe anche una lista preliminare di Paesi che potrebbero essere coinvolti come “Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro ed Etiopia”. L’altra richiesta italiana al tavolo dovrebbe essere l’attuazione stringente del programma “Gsp+”, approvato quest’anno e in vigore dal primo gennaio del 2027, sistema che lega i vantaggi daziari per i Paesi in via di sviluppo all’effettiva collaborazione nel riammettere i propri cittadini che soggiornano illegalmente nell’Ue”.
Ceuta e l’Europa, Meloni vuole il modello Albania
Von der Leyen sabato ha sottolineato la necessità di rafforzare il controllo delle frontiere, mantenere vigilanza su ogni varco e coordinamento stretto tra le autorità. La Commissione ha offerto sostegno immediato alla Spagna. “L’idea del documento dei 22 era nata da una telefonata venerdì mattina fra la presidente del Consiglio e la prima ministra danese Mette Frederiksen (socialdemocratica, dettaglio non banale). La premier lancia e condivide con la collega l’idea della missiva. Che si può leggere con lenti di politica estera e interna. Le prime: l’Italia è in grado di portare tutta (o quasi) l’Europa a «bordo» sulle sue posizioni, dopo il patto di migrazione e asilo, perché «la difesa delle frontiere esterne dell’Unione non è l’interesse di una singola nazione. È una responsabilità comune dell’Europa», scrive ancora il Corriere. Che aggiunge: “Per Meloni è un modo per dimostrare alle opposizioni (Roberto Vannacci compreso) che è tutt’altro che isolata, mentre la sinistra pensa al caldo…”.