Il sondaggio
Le divise non si toccano: per i lettori del Secolo significa “attaccare lo Stato”
Dopo gli scontri di Bologna e le violenze in Val di Susa emerge un orientamento netto: solo lo 0,8% considera questi episodi casi isolati
Non è soltanto una percentuale. È la fotografia di un sentimento che attraversa una parte consistente dell’opinione pubblica. Dopo le immagini degli scontri di Bologna e dell’assalto alle Forze dell’ordine durante la manifestazione No Tav in Val di Susa, i lettori del Secolo d’Italia si schierano con chiarezza: l’85,1% ritiene che colpire un agente significhi colpire lo Stato.

Un risultato che arriva mentre il confronto politico continua a dividersi tra chi parla di ordine pubblico e chi invita a leggere quei fatti esclusivamente come espressione del conflitto sociale.
I lettori si schierano
Alla domanda se in Italia si stia sottovalutando la crescente violenza contro chi indossa una divisa, oltre otto partecipanti su dieci hanno scelto la risposta più netta. Il 14,1% ritiene invece che il problema sia soprattutto il clima di tensione politica che attraversa il Paese, mentre appena lo 0,8% considera Bologna e Val di Susa episodi isolati destinati a non lasciare conseguenze.
La linea del governo
È nello stesso solco che si inseriscono le parole pronunciate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la visita al cantiere di Chiomonte. «Questo non è dissenso, questa è violenza organizzata, premeditata e come tale deve essere trattata. Lo Stato non indietreggia», ha dichiarato la premier, rivendicando una risposta senza esitazioni davanti agli assalti contro gli uomini e le donne in uniforme.
Una posizione che arriva dopo settimane in cui le immagini di agenti bersagliati con pietre, petardi e altri oggetti hanno alimentato un nuovo scontro politico sul confine tra diritto di manifestare e violenza organizzata.
Tutti della stessa opinione
Il risultato del sondaggio racconta soprattutto questo: per chi ha partecipato, il tema non riguarda soltanto la sicurezza delle Forze dell’ordine, ma l’autorevolezza dello Stato. Se quasi nove lettori su dieci ritengono che aggredire un agente equivalga a colpire le istituzioni, significa che una parte dell’opinione pubblica percepisce questi episodi come qualcosa di diverso da una normale degenerazione delle proteste.