"Impostazione ideologica"
No Tav, l’ex pm Rinaudo: “In Val di Susa c’è un fenomeno terroristico, ma alcuni magistrati lo hanno sottovalutato”
L'ex magistrato si è occupato a lungo degli attacchi degli antagonisti e nel 1993 contestò agli indagati l'associazione con finalità di terrorismo. Ma i giudici della Cassazione li processarono solo per danneggiamenti
In val di Susa “siamo di fronte ad un vero fenomeno terroristico”. Ne è convinto una volta di più l’ex pm Antonio Rinaudo, che in passato ha indagato a fondo sulle violenze degli antagonisti in Val di Susa. E che nel 1993 contestò agli indagati l’associazione con finalità di terrorismo. “Mi spiace essere Cassandra ma se non si prende atto di quella che è la situazione attuale e di quello che potrà essere in futuro, andremo incontro a situazioni sempre peggiori. La tolleranza è finita, siamo in guerra”.
No Tav, l’ex pm Rinaudo contro i giudici che imputarono ai violenti solo il danneggiamento
Secondo l’ex magistrato ora in pensione “c’è sempre stata un’escalation ogni giorno e ogni anno maggiore, dietro forme di tolleranza e perbenismo mascherate da frasi: ‘ma sono ragazzi, non hanno nulla a che fare col terrorismo; sono semplicemente manifestazioni di contestazione e protesta’. Finché era semplicemente andare a battere le reti e gridare slogan contro il cantiere, contro la polizia, lo si poteva credere”, aggiunge. Ma di fronte alle “molotov, che sono armi da guerra che ti costruisci in casa, vuol dire che c’è premeditazione“. Così l’ex pm a Rainews. Rinaudo ha rilasciato dichiarazioni a diversi quotidiani proprio in virtù della conoscenza profonda del fenomeno No Tav dai suoi albori: “All’epoca – racconta alla Verità– io e il procuratore Gian Carlo Caselli fummo lungimiranti, loro ciechi”. «Loro» – secondo la sua analisi- sono i giudici della Cassazione che, invece di condannare il gruppo che da anni si oppone con mezzi violenti alla realizzazione dell’Alta velocità in Val di Susa, processarono gli indagati per la sola accusa di danneggiamento. Il che significa che i protagonisti dell’annosa guerriglia ne uscirono con pene lievi, continuando la loro azione contro le forze dell’ordine.
Rinaudo: “Fu un’impostazione ideologica”
Rinaudo non usa mezzi termini: “Fu un problema di impostazione ideologica, soprattutto di una frangia dell’associazionismo e correntista della categoria. Leggasi: Magistratura democratica”. L’ l’ex magistrato che guidò le indagini sugli antagonisti non usa perifrasi per descrivere l’operato di alcune toghe che avrebbero avuto l’effetto di minimizzare scontri. Con i risultati che abbiamo visto in peggioramento anno dopo anno.
“L’ attacco al cantiere Tav di sabato è un atto di guerra”
“L’ attacco al cantiere Tav di sabato è un atto di guerra. Prima ce ne rendiamo conto, meglio è”, insiste l’ex pm, intervistato dal Corriere della Sera. Le immagini dell’assalto di sabato le ha guardate bene in ogni fotogramma e la sua convinzione è totale: “Assistiamo oggi alle stesse dinamiche di dieci anni fa. Era terrorismo allora e lo è adesso. Per gli assalti al cantiere contestammo (all’epoca, ndr) l’associazione con finalità di terrorismo; ma la Cassazione disse che era solo danneggiamento e non esisteva la volontà di impedire la costruzione dell’opera. Parlarono di sproporzione tra le contestazioni e il fatto oggettivo: due o tre bombe molotov non potevano convincere lo Stato a desistere. Ora la situazione è peggiorata: trovatemi un altro cantiere al mondo presidiato dall’esercito”.
“Mandiamo le forze speciali dell’esercito”
La Procura di Torino indaga per devastazione, ma sta valutando la finalità terroristica. “Spero che i miei colleghi vadano avanti su questa strada. Il livello di preparazione di chi assalta il cantiere si è alzato. Dietro alle loro azioni non c’è spontaneismo, ma pianificazione. Si sanno muovere militarmente e questo presuppone una struttura organizzata che agisce dietro al paravento del festival e delle passeggiate con la complicità di molti valligiani. Questi ultimi, però, quando vengono arrestati piagnucolano che siamo in uno Stato di polizia”. “Serve una risposta più dura- risponde Rinaudo quando gli chiedono come si possa fermare l’innalzamento di livello degli assalti organizzati-. Non solo dal punto di vista giudiziario, ma anche repressivo. Di fronte a un attacco violento di questo genere ci vuole una risposta adeguata e proporzionata. Mandiamo le forze speciali dell’esercito, che sanno come muoversi su terreni complessi”.