Saman, Katia Ricciarelli e Cruciani zittiscono gli islamici in tv: «Basta, rispettate le nostre leggi»

venerdì 18 Giugno 13:11 - di Redazione
Saman

«Possibile che nessuno ha capito che sarebbe finita così?». Katia Ricciarelli, ospite in studio di Paolo Del Debbio a Dritto e rovescio, parla di Saman Abbas, la 18enne pakistana sparita da un mese e mezzo. La cantante d’opera e attrice si scalda: «Nessuno ha fatto niente in tutti questi anni? – è l’accusa alle autorità e allo Stato italiano – Poi improvvisamente se ne accorgono, fanno quello che devono fare e scappano, e vanno via tutti. Questa è una cosa tremenda, non sta né in cielo né in terra».

Katia Ricciarelli: «È ora di finirla, stiamo attenti a chi viene in questo Paese»

«È ora di finirla – si infervora la Ricciarelli –, stiamo attenti a chi viene in questo Paese straordinario, lo stiamo riducendo così… Scusa se mi arrabbio, ma non è possibile. Io quando vado nei loro Paesi faccio sempre attenzione a quello che si può o non si può fare, per rispetto. È possibile che quando vengono da noi non succede la stessa cosa?».

Cruciani: «Forse Saman poteva essere salvata»

Sulle responsabilità di assistenti sociali e autorità italiane punta anche Giuseppe Cruciani: «In questa vicenda la responsabilità della morte della ragazza è della famiglia, dello zio, di chi avrà materialmente commesso l’omicidio. Ma non possiamo negare che una parte di responsabilità ce l’abbiamo anche noi – sottolinea il giornalista e conduttore de La Zanzara su Radio 24 –. Chi doveva controllare meglio, chi aveva ricevuto dei segnali inequivocabili di un pericolo immediato, imminente, che c’erano tutti. Ma che non sono stati colti o pesati bene. Forse Saman poteva essere salvata, se i funzionari del Comune o le forze dell’ordine fossero intervenuti prima. Sicuramente si sarebbe potuta salvare».

Saman, Cruciani contro la sinistra

Cruciani poi passa all’attacco: «Purtroppo il segretario del Pd ha detto solamente una cosa, in un’intervista e che si tratta di femminicidio. Ora in realtà dire che si tratta di femminicidio o che è un omicidio nato per il patriarcato è una stupidaggine pazzesca. Il patriarcato e il femmicidio non c’entrano nulla sono concetti che fanno parte di vicende che possono capitare in contesti non religiosi. Qui è tutto nel Corano dove la donna ha un ruolo inferiore, per dirla in maniera edulcorata.  Poi è vero che viene declinato in modo diverso a seconda dei contesti e delle situazioni… Però la realtà che in molti contesti la donna è considerata inferiore, lo dicono le leggi, le usanze… Ma negare come fa una parte consistente della sinistra italiana che la matrice di tutto sia una interpretazione fondamentalista dell’Islam è una follia pura».

Caterina Collovati: «Il velo per noi italiani è un simbolo di censura»

In studio anche Caterina Collovati e una donna che si è convertita all’islam. L’opinionista ha spiegato cosa il velo simboleggi realmente in Italia. «Nel momento in cui la suora non vuole più indossare il velo può lasciare quell’ordine religioso. Ed è un segnale che indica l’abbandono della vita terrena per avvicinarsi sempre di più a quella spirituale. Non c’è nessun tipo di costrizione da parte dell’uomo che hai accanto, che ti impone quella veste – ha spiegato la Collovati 0. Mi deve spiegare con 40 gradi all’ombra qual è la scelta di libertà. Per noi italiani, cara signora, il velo rimarrà sempre un simbolo di censura, di negazione, di privazione della femminilità di una donna».

 

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