«Troppi conflitti tra Stato e Regioni»: Coraggio (Consulta) mette sotto accusa il Titolo V

giovedì 13 Maggio 16:50 - di Redazione
Coraggio

Strano a credersi, ma comunque vero se a dirlo è il presidente della Consulta Giancarlo Coraggio. E per di più in un’occasione solenne come la riunione straordinaria per la presentazione della relazione sugli indirizzi della Corte nel 2020. Il tema riguarda l’andamento del contenzioso: mai così basso dal 2006 quello relativo ai «conflitti intersoggettivi»; in costante aumento quello «tra poteri». Solo una delle nefaste conseguenze prodotte dal Titolo V, riformato in senso regionalista e parasecessionista dalla sinistra nel 2001. L’incremento, prosegue Coraggio, concerne anche «le questioni sollevate dai giudici speciali e, in particolare, dalla Corte dei conti».

Mentre si riduce il «conflitto intersoggettivo»

Risultato, mentre si riduce la conflittualità tra soggetti schizza quella pra Stato e Regioni. Non è una novità, quantunque la pandemia abbia costretto chiunque a vedere e a rendersi conto dello stato comatoso in cui versano le nostre istituzioni. Le polemiche tra governo e governatori hanno spesso rappresentato un’emergenza nell’emergenza. Una condizione di progressivo scollamento evidenziato dallo stesso presidente Coraggio che – ha ricordato – «affonda le sue radici nella revisione del Titolo V della Costituzione». Prova ne sia che il maggior carico per la Consulta relativo ai «giudizi principali» deriva proprio dal contenzioso tra potere statale e regionale.

Coraggio: «Non basta il riparto delle competenze»

Si tratta di un crescendo inarrestabile, puntualmente rilevato dal 2002 ad oggi in ogni relazione della Corte costituzionale. E tutto questo, ha rimarcato Coraggio, nonostante «l’ormai ventennale impegno della Corte nella regolazione del riparto delle rispettive competenze». Significa che il problema va risolto a monte, cioè in Parlamento, e quindi rivedendo in profondità la sciagurata riforma del 2001. A far lievitare il contenzioso tra poteri sono soprattutto le questioni legate al «coordinamento della finanza pubblica». Si va dal rispetto delle regole sull’equilibrio dei bilanci alla regolazione dei rapporti finanziari. Questi ultimi, ha concluso Coraggio, afferiscono a settori come quelli dell’impiego del personale e della sanità, caratterizzati dagli aggregati di spesa più rilevanti».

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