Il "pizzino" di Valter
L’ultima intervista di Lavitola prima dell’arresto per l’attentato: “Se sono stato io è colpevole pure Ranucci”
Al portale Mow, Lavitola fa delle confessioni scioccanti e tutte da chiarire. Parla degli affari in Africa e dice che l'ipotesi del coinvolgimento del governo è assurda
Walter Lavitola, il giornalista arrestato ieri come presunto mandante dell’attentato nei confronti del suo amico Sigfrido Ranucci, domenica 9 agosto avrebbe inviato una mail alla redazione di Mow nella quale rivela novità sconvolgenti . E dice testualmente riguardo all’attentato al giornalista: “Se sono stato io è colpevole anche Sigfrido”. Alla mail è seguita la telefonata con i giornalisti del portale.
L’intervista
“Spero di non disturbare, scrivendoti di domenica. Sono Valter Lavitola. Vorrei parlarti, se possibile, se vuoi per piacere. Buona giornata”-è la mail inviata , che si legge sul sito di Wow. “Poco dopo eravamo al telefono, e la chiacchierata è proseguita via chat fino alla mattina dell’arresto: Lavitola voleva parlare con noi perché avevamo contattato il suo socio in alcune società africane, il cui nome non è ancora uscito sui giornali, ed era molto preoccupato da quello che quest’ultimo ci avrebbe potuto dire. ‘Dovete considerare che lo Zimbabwe è un paese al tracollo, con 100 euro fanno di tutto. Poche ore dopo, Lavitola è stato arrestato.
“Se sono stato io è colpevole anche Ranucci: il governo non c’entra niente”
Nel corso della telefonata, poi, Lavitola ha detto altre cose molto inquietanti. Sul possibile movente dell’attentato, ad esempio, ha ragionato ad alta voce: “Se l’ha fatto Gomes, vuol dire che l’ho fatta fare io, e se l’ho fatta fare io, vuol dire che l’ho fatto d’accordo con Sigfrido”, ma per lui la verità è molto più immediata. Quanto al movente politico, ha liquidato con sicurezza l’ipotesi di un mandante istituzionale: “Non credo che ci sia qualcuno del governo che ha mandato i servizi segreti a mettere la bomba”. Infine ha accennato alla possibilità di volare in Africa per sistemare alcune questioni sospese, salvo poi frenarsi da solo, per via di un accordo preso con la Procura. Poche ore dopo, quella libertà gli è stata tolta dai giudici.
La questione africana
“Ho un collaboratore in Zimbabwe-dice Lavitola a Mow-, un avvocato bravissimo, che lavora con me da anni — gli avevo anche dato una quota della società per il buon lavoro fatto. Da qualche mese però sta facendo il doppio gioco: da una parte dice di lavorare per me, dall’altra si è messo in contatto con altri, giornalisti compresi, cercando di portare avanti i suoi interessi alle mie spalle. Il problema è che nel mio settore, quello dei carbon credit, basta un problema reputazionale per far saltare tutto — le certificazioni valgono cifre enormi. E purtroppo non lo posso nemmeno allontanare, perché è l’unico che conosce tutti i dettagli dell’attività là, quindi devo muovermi con molta cautela. Te lo confesso, anche perché parlano i fatti: non ho mai fatto né una querela né una richiesta di danni a nessun collega. Il problema è che in questa vicenda non ci sono solo io: c’è un impianto finanziario con dei partner, nazionali e soprattutto internazionali, e questa questione del carbon credit ha numeri finanziari molto importanti”.
Le cose da chiarire e la richiesta di Salvini
L’ultima intervista di Walter Lavitola getta ulteriori ombre sulla vicenda Ranucci. Il giornalista, poi arrestato, si difende e dice che se fosse stato lui il mandante, vista l’amicizia profonda con il conduttore di Report, anche Ranucci sarebbe colpevole. Oggi Matteo Salvini ha chiesto che la Rai rifletta sulla nuova conduzione di Report, suscitando le ira di Sigfrido.