L'omicidio a Sangineto
Morte del buttafuori a Cosenza, fermati due fratelli per l’omicidio di Perrotta: la discoteca chiusa per 15 giorni
I due, originari del posto, vivono in Lussemburgo. Il questore sospende la licenza al locale
Due persone sono state sottoposte a fermo, emesso dalla Procura della Repubblica di Paola, nell’ambito delle indagini per la morte di Antonio Perrotta, il 34enne di Fuscaldo, deceduto dopo un pestaggio all’esterno della discoteca Il Castello a Sangineto. Le indagini sono state eseguite dalla squadra mobile di Cosenza e del commissariato di Diamante e dai carabinieri delle compagnie di Paola e Scalea. Mentre Il Castello, la discoteca dove l’uomo avrebbe fatto il buttafuori(anche se l’azienda smentisce) è stata chiusa per 15 giorni dal Questore.
I nomi delle persone fermate
Si tratta dei fratelli Umberto e Domenico Orsino, originari di Belvedere Marittimo, ma residenti da anni in Lussemburgo, dove sono titolari di una catena di ristoranti. Gli investigatori hanno acquisito testimonianze e passato al setaccio le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona.
Chiusa la discoteca per 15 giorni
Il questore di Cosenza, Antonio Borelli, ha emesso un provvedimento di sospensione di 15 giorni del Castello, la discoteca teatro del pestaggio in cui è morto il giovane Antonio Perrotta. Il provvedimento, infatti, scaturisce dagli atti redatti e acquisiti da personale del commissariato di polizia di Diamante (Cosenza), della squadra mobile della Questura di Cosenza e del comando compagnia carabinieri di Paola, dai quali si evince che in occasione di una serata danzante tenutasi in una discoteca di Sangineto, nella notte tra l’8 e il 9 agosto scorsi, all’interno -è’ scritto nel comunicato della Questura – o comunque nelle immediate adiacenze dell’uscita della stessa, si sono verificati dei violenti episodi di scontro tra alcuni clienti del locale e personale della sicurezza, dai quali è successivamente derivata la morte del giovane Perrotta.
Il nodo da chiarire
Il nodo che resta da chiarire è se Perrotta lavorasse come bodyguard al Castello di Sangineto. La proprietà ha smentito che il giovane fosse un loro dipendente ma l’operaio svolgeva da tempo, come extra, il lavoro di addetto alla sicurezza. Anche questo aspetto sarà certamente chiarito dalle indagini .
I familiari del giovane: “Vogliamo giustizia”
Chiedono giustizia la mamma e il fratello di Antonio Perrotta, il 34enne di Fuscaldo. “Quello che è successo è una cosa brutta, chiediamo solo giustizia”, afferma al Tg1 Nazzareno Perrotta, fratello di Antonio. La mamma del trentaquatrenne, in lacrime, chiede che “si faccia giustizia, me lo hanno ammazzato”.