Cacciari su Draghi e “maggioranza Arlecchino”: Meloni è l’unica coerente, Conte quante facce ha?

9 Feb 2021 9:41 - di Chiara Volpi
Cacciari su Draghi

Massimo Cacciari, intervistato da Libero su Draghi e il governo in fieri, non ha dubbi: quella in campo per il governatore «è una maggioranza Arlecchino» con cui sarà difficile, se non addirittura impossibile, «apparecchiare una fase Costituente che rifondi tutto. A partire da quelle riforme strutturali» che l’ex numero uno della Bce «conosce bene ma che sa benissimo che non potrà fare». Dunque, quale sarebbe il campo d’azione? Il fatidico “perimetro allargato” al cui interno potrà muoversi? La risposta del filosofo è secca e chiara: «Draghi farà l’emergenza (che è tantissimo): sveltirà la campagna vaccinale, ci farà avere i soldi del Recovery Fund, laddove prima non era detto. E ci porterà, senza riforme strutturali, all’elezione del Presidente della Repubblica, dove verrà eletto proprio lui da tutto il Parlamento».

Cacciari su Draghi, «Meloni l’unica coerente. Conte? Spero gli sia rimasta una faccia»…

Una voce fuori campo, quella di Cacciari, che mette ordine nel confuso vociare. Ipotizzare. Urlare al capolavoro e intonare un coro di sì entusiastico ma condizionato da toni di dissenso ordinato che tra se e ma, condizionano scelte e compromessi. Rispetto ai quali lo sguardo critico del filosofo, lo porta a fare distinguo e recriminazioni sugli attori di un canovaccio tutto da mettere in scena, ma in realtà già scritto. Un copione in cui per Cacciari i ruoli sono chiari e ben definiti: «L’unica a non starci sarà la Meloni, alla quale bisogna attribuire la coerenza, a differenza di altri, leggermente impudichi». E a proposito di impudicizia, nell’intervista a Libero Cacciari non ricorre certo a inutili perifrasi diplomatiche. E su Conte, in particolare “Un presidente defenestrato che accetta uno strapuntino? Suvvia. Spero che a questi signori sia davvero rimasta una faccia, lo dico per il loro bene”.

«Al Pd Draghi potrebbe fare passare anche un’alleanza con i nazisti»

Mentre su Salvini e la Lega, Cacciari si mostra decisamente più possibilista. Se accettasse il sostegno a Draghi, sottolinea l’intellettuale veneziano, il numero uno del Carroccio potrebbe acquisire «una legittimità europea». Del resto, riconosce l’intervistato al suo interlocutore: «Se c’è un solo partito che, bisogna ammettere, agisce unito, è la Lega. Ha una classe dirigente di esperienza, una grande base territoriale. E il loro accanimento antieuropeo mi sembra cosa passata». Dunque sciolto il nodo sul connubio Pd-Lega al governo insieme? «Se c’è una cosa sicura – replica tombale Cacciari – è che al Pd Draghi potrebbe fare passare di tutto, anche un’alleanza con i nazisti. E, in fondo, è anche un bene per il Paese, il mettersi a disposizione per evitare lo sfascio. Semmai servirà una discontinuità col governo precedente».

La vera sfida di Draghi: la sintesi. E domare la famelica brama di poltrone dei dem

E d’altro canto, la vera sfida di Draghi sarà proprio la sintesi. La sintesi: e il domare la famelica brama di poltrone dei dem. E di chi pone veti e detta regole su governi politici e argini ai tecnici. Una corsa al premio in palio che, alla fine, per Cacciari sembra individuare un solo vincitore: Mario Draghi. Un “visconte dimezzato” chiamato a moltiplicare l’impegno, cercando di ottimizzare risorse e risultati.

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