Ddl Zan, lo sprezzo del ridicolo di Saviano: «In quella legge non c’è nulla di sbagliato»

venerdì 7 Maggio 13:21 - di Marzio Dalla Casta
Saviano

E se il Parlamento introducesse anche l’ipocrisia tra le circostanze aggravanti del reato? Nella rigogliosa fioritura dell’ultimo periodo non guasterebbe mica. Anzi, non c’è dubbio alcuno che in coda allo psicoreato che si accinge ad introdurre nel codice il ddl Zan, l’ipocrisia non mancherebbe di fare la sua porca figura. Tanto più che tra i primi a rischio incriminazione vi sarebbe Roberto Saviano. La sua colpa? Scrive facendo finta di voler arrivare ad una tesi quando sin dall’inizio è una tesi precostituita a condizionare il suo articolo. “Qua la mano“, verrebbe da dirgli. Chi è cresciuto in un quotidiano di partito lo fa da una vita. Con la differenza che non si vergogna a definirsi un giornalista militante. Lo è perché i suoi convincimenti coincidono in gran parte con quello del suo editore politico. Non per niente, “giornali di idee” è l’altro nome attribuito agli organi di stampa dei partiti.

Così Saviano sul Corriere della Sera

Saviano, al contrario, il militante lo fa atteggiandosi a pensatore indipendente sul giornale terzista per definizione, il Corriere della Sera. Buon per lui. Intendiamoci: non pretendiamo con questo di sostenere che chi scrive su un giornale indipendente debba rinunciare alle proprie idee. Ma che almeno non sia avaro di vaselina con il lettore. Nel vergare il commento sulla “Zan”, invece, oggi lo è stato più del solito. Sin dal titolo, mai specchio tanto fedele di un articolo. Eccolo: «Cosa c’è di sbagliato nella legge Zan? Nulla. Chi la critica ha altri obiettivi». Una musica. Rovesciata nel suo esatto contrario, qui al Secolo non avremmo saputo fare di meglio. Va da sé che neppure a Licurgo sarebbe passato per la mente di pensare che le leggi, benché sue, fossero perfette.

Ignorate le critiche di centrodestra e Cei

Ma Saviano è ispirato dal sequel di Cetto Laqualunque: «Tutto tutto niente niente». O bianco o nero, senza sfumature. E si vede. Concediamogli pure che il centrodestra critichi la legge solo per «occupare spazio sui media». Ma la Cei? Anche i vescovi scalpitano contro la “Zan” per un’ospitata in tv? O forse all’autore di Gomorra sono sfuggite le loro preoccupazioni sulla possibile deriva liberticida annidata nella legge che gli piace tanto? Difficile. Più probabile che abbia voluto sorvolarle. E si capisce: in quel caso avrebbe dovuto opporre tesi a tesi su ogni articolo del ddl. Così, invece, si è comodamente defilato lungo la scorciatoia della suggestione della foto di due ragazze in un Gay Pride. Ha parlato d’altro, insomma. Ma con l’aria compunta di chi è abituato a separare i fatti dalle opinioni. Da vero testimonial dell’ipocrisia. Appunto.

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