Willy, «furia cieca. Era a terra in preda a spasmi”. L’ordinanza del gip racconta l’orrore. L’autopsia lo conferma

mercoledì 9 settembre 19:11 - di Martino Della Costa
Willy l'autopsia conferma la brutalità del massacro foto Ansa

Willy, contro di lui una furia cieca. E l’autopsia, che parla anche di lesioni ad altri organi, non solo all’addome, lo conferma. L’amico, testimone del massacro, non riesce nemmeno a trovare le parole per descrivere l’orrore. Poi ricorda: «Era a terra, steso sul marciapiedi, in preda a spasmi simili a convulsioni». L’ordinanza del gip racconta l’orrore. L’autopsia lo conferma: il referto parla di «quadro politraumatico e di una lesività polidistrettuale». Non solo. Scorrendo brani delle testimonianze contenute nell’ordinanza del gip di Velletri che ha disposto l’arresto in carcere per Marco e Gabriele Bianchi e Mario Pincarelli e i domiciliari per Francesco Belleggia, se possibile, l’orrore di quel pestaggio. La ferocia di quell’aggressione. La brutalità delle belve e la sofferenza del povero Willy raccontano l’indicibile. E amici, conoscenti, chiunque abbia assistito anche solo per caso al massacro, fa fatica anche solo a ripercorrerlo e a verbalizzarlo.

Willy, l’autopsia conferma: contro di lui una violenza inaudita

«In 4-5 lo colpivano a calci e pugni. Ho cercato di proteggerlo… E anche io sono stato preso a calci e pugni. Visto quanto fosse acceso il diverbio e l’inizio di qualche spintone tra Federico e i due ragazzi – racconta un amico, testimone dello scempio – mi sono avvicinato a loro. Ho cercato di dissuadere Willy dall’interessarsi alla vicenda, aggiungendo che ritenevo opportuno andarcene a casa. Willy mi ha assecondato: tanto che abbiamo cominciato a incamminarci verso la sua auto, una Fiat Punto di colore grigio, parcheggiata a pochi metri da dove ci trovavamo». Poi, il racconto del ragazzo, presente al momento dell’aggressione costata la vita a Willy Monteiro Duarte, ucciso a calci e pugni nella notte tra sabato e domenica prosegue. E dolore e sgomento non accennano a placarsi.

La testimonianza dell’amico di Willy, aggredito a sua volta dalle belve

La testimonianza, citata ad ampi stralci nell’ordinanza del gip, mette nero su bianco l’orrore di quella notte a Colleferro. «Senza che io e Willy potessimo accorgerci di ciò che stava accadendo – prosegue il testimone ascoltato dal magistrato –. Senza che gli aggressori proferissero una parola, gridassero una minaccia, hanno cominciato a colpirci.  Hanno aggredito me e Willy. Tra loro ho riconosciuto subito i due che stavano poco prima discutendo con Federico, amico di Willy. Poi – aggiunge il ragazzo – ricordo l’immagine di Willy steso per terra. I ragazzi che lo colpivano violentemente con calci e pugni. Il mio istinto di protezione mi spingeva a gettarmi addosso a Willy per cercare di proteggerlo dai colpi che stava ricevendo. Anche urlando agli aggressori che io e Willy non c’entravamo niente con quanto eventualmente era accaduto prima».

«Willy era a terra: l’ho visto preso da spasmi simili a convulsioni»

Ma – la drammatica testimonianza lo sottolinea – tutte le mie richieste finivano nel vuoto. Tanto che io stesso ho subito calci e pugni, sferrati sempre dagli stessi ragazzi che avevano aggredito Willy. Non riesco a quantificare il tempo dell’aggressione. Ma posso dire che la violenza dei colpi inferti a me e a Willy era inaudita». «Che mentre Willy era steso a terra l’ho visto preso da spasmi simili a convulsioni». Tutto intorno, intanto, era ilo caos. «Una moltitudine di persone intorno a Willy… Qualcuno ha anche provato a soccorrerlo. A rianimarlo»… Poi il buio che circonda la furia delle belve. Fa da contrasto al rosso sangue della loro vittima…

L’autopsia conferma la ferocia delle belve: un quadro politraumatico

Si conferma un quadro politraumatico e una lesività polidistrettuale. È quanto emerge, a quanto apprende l’Adnkronos, dall’autopsia eseguita sul corpo di Willy Monteiro Duarte, il 21enne ucciso a Colleferro la notte tra sabato e domenica scorsi. A eseguire l’esame autoptico è stato il professor Saverio Potenza, medico legale dell’Università di Roma Tor Vergata, nominato consulente tecnico dal pubblico ministero. Nel corso dell’esame, che è stato molto accurato ed è durato oltre 4 ore, sono state rilevate le singole lesioni. Ma per completare il quadro, «che comunque – sottolineano fonti ben informate all’Adnkronos – appare già chiaro», e avere una ricostruzione precisa della dinamica dei fatti, ora bisognerà attendere gli esami di laboratorio e istologici. Sul corpo ci sono più lesioni traumatiche. Ora va stabilito quali siano state inferte attivamente. E quali subite passivamente, come avviene in una caduta a terra.

 

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