Arezzo, andrà a processo Fredy Pacini: uccise un ladro entrato in officina. No all’archiviazione

venerdì 4 settembre 16:10 - di Redazione

Il processo al gommista di Arezzo si farà. Respinta la richiesta di archiviazione per Fredy Pacini. Che la notte del 28 novembre 2018, a Monte San Savino (Arezzo), sorprese e uccise un ladro nella sua officina. Nella quale da alcuni mesi era solito dormire, esasperato dai precedenti furti subiti.

Sarà processato il gommista che sparò al ladro in officina

Il gip del Tribunale di Arezzo, Fabio Lombardo, ha rigettato la richiesta del pm Andrea Claudiani. Che aveva qualificato l’azione di Pacini come “legittima difesa putativa”. Il giudice ha dato alla Procura altri sei mesi per un supplemento di indagini. La vicenda giudiziaria suscitò molte reazioni politiche. Con la Lega in testa a invocare a più riprese la legittima difesa. Arezzo, andrà a processo il gommista che uccise un ladro entrato in officina.

Respinta l’archiviazione per legittima difesa

Nella notte del 28 novembre 2018 il gommista si svegliò di soprassalto perché aveva sentito che una banda di ladri stava sfondando l’ingresso dell’officina con un piccone. Dal soppalco nel quale dormiva sparò. E colpì alle gambe uno dei malviventi, un giovane moldavo latitante di 29 anni. Che morì dissanguato dopo aver tentato la fuga. Il giudice Lombardo ha restituito gli atti alla procura di Arezzo. Che ora ha sei mesi per svolgere accertamenti, con il pm Roberto Rossi, su una serie di punti ritenuti non chiari. In primo luogo va determinata la condizione psicologica del gommista nella notte del 28 novembre del 2018. Per stabilire se la reazione che provocò l’omicidio fu davvero proporzionata alla minaccia.

Da chiarire anche perché Pacini spense il sistema di allarme appena sentiti i rumori dei ladri che cercavano di entrare.  Come la vittima tentò di allontanarsi. Ovvero se venne trascinato o riuscì davvero a spostarsi con le sue gambe, seppur ferite. Se il riflesso prodotto dalla torcia del malvivente poteva sembrare una pistola. Come ritiene la procura. Se il gommista poteva proteggersi trincerandosi nella sua stanza, chiudendo la porta. La sorella della vittima, che si era opposta all’archiviazione, aveva sollecitato in questo senso una valutazione completa della vicenda.

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