La grazia contestata
Querele e giudici non fermano Travaglio. Sul caso Minetti pubblica nuove accuse sui festini con prostitute
“Sì sì, certo, amico, sì, può essere che non l’abbia detto nell’audio. Ho preso le ragazze dal White, dal bordello, per la tenuta Gin tonic, la ‘villa del tesoro’ che si chiama Gin Tonic, gran bella tenuta… il posto è quello, sì, il Gin Tonic, scusa se non l’ho detto nell’audio…”. La testimonianza è anonima, ma “Il Fatto” di Travaglio la utilizza per un nuovo capitolo sulla grazia concessa a Nicole Minetti, puntando sulla tesi dell’indegnità dell’ex consigliera regionale della Lombardia coinvolta nelle vicende pruriginose di Berlusconi. Il tentativo è di dimostrare che le minacce di querele arrivate dal compagno della Minetti, Giuseppe Cipriani, il proprietario della villa su cui piovono accuse dai testimoni anonimi ascoltati dal “Fatto”, non fermeranno l’inchiesta, e neanche le decisioni dei tanto amati giudici che hanno escluso qualsiasi irregolarità. Travaglio ha inviato in Uruguay un altro giornalista, che si spinge fino al punto di sostenere che l’autista del taxi tema per la sua vita.
Minetti e il duello con “Il Fatto” di Travaglio
Il 12 giugno, riporta la testata, si terrà l’udienza per certificare la cancellazione della pena per l’ex fedelissima del Cav, dei tre anni e 11 mesi per peculato, induzione e favoreggiamento alla prostituzione. E non sarebbero previsti ulteriori colpi di scena. Oggi il Fatto quotidiano insiste sulla testimonianza dell’ex massaggiatrice Graciela sui presunti festini nella villa di Cipriani e Minetti in Uruguay. Parole, sostiene la testata diretta da Marco Travaglio, confermate anche dai riscontri di due autisti che intimano la massima riservatezza al giornalista Antonio Massari per “non finire in un fosso o incendiati”. Il direttore, dal canto suo, firma un editoriale che richiama altre vicende e la figura della “nipote di Mubarak”, accusando gli altri giornali di essersi piegati alla sudditanza nei confronti del Quirinale. “Siccome la storia ha le sue perfide ironie, tutto avviene nel 15esimo anniversario del punto più basso toccato dal Parlamento italiano, anzi da quando esistono i parlamenti. Era il 4 aprile 2011, vigilia del processo Ruby, quando la Camera trascino dinanzi alla Consulta la Procura di Milano (nulla da spartire con l’attuale Procura generale) che osava processare il premier B. per prostituzione minorile sui bunga bunga di Arcore.. Oggi B. non c’è più. E neppure Mubarak, però scopriamo che aveva anche una figlia…”.