Coronavirus, campanello d’allarme: il 40% degli italiani è contrario a vaccinarsi

sabato 20 giugno 16:10 - di Sara Gentile
coronavirus

Quasi un italiano su due dichiara che, probabilmente, non si vaccinerà contro coronavirus. I dati che emergono da una ricerca dell’EngageMinds Hub dell’Università Cattolica parlano di una grande fetta della popolazione. Il 41% si colloca tra il “per niente probabile” e a metà tra “probabile e non probabile” .

L’indagine è condotta nell’ambito del progetto Craft della Cattolica, campus di Cremona. Il team è coordinato da Guendalina Graffigna ed è composto da Greta Castellini, Lorenzo Palamenghi, Mariarosaria Savarese e Serena Barello. Ma l’indagine non si ferma qui. La ricerca è stata condotta tra il 12 e il 18 maggio scorsi su un campione di 1.000 persone rappresentativo di tutta la popolazione italiana. E sottolinea che da un punto di vista territoriale lo scostamento tra le diverse aree del nostro Paese è modesto. Rispetto al dato nazionale, la propensione a non vaccinarsi è leggermente maggiore nel Centro Italia (43%).

Coronavirus e vaccino, i dati della ricerca

Mentre più informazioni di approfondimento arrivano dall’incrocio del dato di base con i fattori socio-demografici. «In generale – spiega Graffigna, ordinario di Psicologia dei consumi – i più giovani (34% contro il 41% del totale campione) e i più anziani (29% contro il 41% del totale campione) sono meno esitanti nei confronti della vaccinazione. Più cariche di dubbi, invece, risultano le persone tra i 35 e i 59 anni (48% contro il 41% del totale campione). Dalla ricerca non emergono particolari accentuazioni sulla base della professione: i pensionati e gli studenti si confermano meno diffidenti verso il vaccino. Più esitanti invece gli operai e nella media impiegati e imprenditori».

Coronavirus, approcci psicologici al vaccino

Ma quello che fa la differenza sembra essere la “psicologia”. Se confrontiamo le percentuali di chi è poco propenso a vaccinarsi, si nota che chi è fatalista nella “gestione” della salute e ritiene che il rischio di contagio da Sars-CoV-2 sia fuori dal suo controllo è ancora più esitante rispetto alla possibilità di vaccinarsi (57% contro il 41% del totale campione). Mentre al contrario chi è più “ingaggiato” si sente primo responsabile nella prevenzione del contagio e risulta più positivo e propenso verso la somministrazione del vaccino.

Vaccinazione, ecco le varie posizioni

Ma a fare la differenza è anche la considerazione della vaccinazione come atto di responsabilità sociale: chi ha un approccio più individualista ed egoista alla gestione della salute, e non ritiene il vaccinarsi un atto di responsabilità sociale, tende a essere ancora più evitante verso l’ipotesi di un futuro programma vaccinale per Covid-19 (71% vs 41% del totale campione). Al contrario, appaiono decisamente più propensi della media coloro che ritengono che i loro comportamenti abbiano un valore importante per la salute collettiva. “Questi dati – conclude Graffigna – sono un campanello di allarme di cui tenere conto, soprattutto perché segnalano la necessità di iniziare sin da subito con una campagna di educazione e sensibilizzazione dedicata alla popolazione in cui aiutare a comprendere l’importanza di vaccinarsi contro Covid. Non si tratta solo di diffondere informazioni o di combattere fake-news sui vaccini. Ciò che va perorato, prima ancora di un atteggiamento positivo verso i vaccini, è la maturazione di un migliore coinvolgimento attivo verso la salute e la prevenzione, che passa dalla comprensione di come ogni nostra azione preventiva sia un atto di responsabilità sociale verso la salute della collettività”.

Commenti

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  • Sergio Martiri 21 giugno 2020

    Una presa di coscienza e di responsabilità. La pretesa d’imporre vaccino a tutti è diventata intollerabile soprattutto perchè priva di seria informazione sulle reali capacità del vaccino stesso per quanto riguarda la tipologia di virus e sulle sue eventuali cause di effetti collaterali negativi. l’Informazione appare, a mio avviso, strumetalizzata e compiacente e nega un contraddittorio scientifico che ne sconsiglia l’uso e mette in evidenza eventuali danni. In sostanza si ha la netta sensazione di un solo interesse di mercato che poco coincide con la salute pubblica.

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