Natale sotto attacco, stravolto dai laicisti che bestemmiano: anche Dio oggi canta Bella ciao…

venerdì 27 dicembre 13:06 - di Annalisa Terranova

Il significato del Natale è semplice, a tutti accessibile. Si fa festa per la nascita di Gesù. Ogni altro significato risulta superfluo. Nulla più che vano filosofare. E’ esegesi che sconfina nella superbia di chi non si attiene all’evidenza della parola dei Vangeli.

Tutt’al più, possiamo aiutarci con le riflessioni dei padri della Chiesa: “Colui che era adagiato nella mangiatoia è divenuto debole ma non ha perduto la sua potenza: assunse ciò che non era ma rimase ciò che era. Ecco, abbiamo davanti il Cristo bambino: cresciamo insieme con lui”. Tale fu l’esortazione di Sant’Agostino. Il Cristo bambino possiede una dimensione sacra che lo rende soggetto di adorazione. La sua nascita umile e povera nulla toglie al suo essere Dio, alla sua potenza.

Il mistero del Natale

Eppure il laicismo progressista quest’anno ha voluto impossessarsi del mistero del Natale per fare un po’ di propaganda plebea. Per diffondere anticristianesimo allo stato più puro e velenoso. Gesù era solo un brav’uomo. Nulla di più. È il caso dell’articolo di Dacia Maraini sul Corriere che accosta l’avvento di Gesù sulla terra addirittura alla “predicazione” d’amore delle sardine. Non un colpo di testa ma una strategia ben radicata in quel mondo ideologizzato. Del resto non hanno tentato in tutti i modi di trasformare anche San Francesco in una sorta di no global pacifista?

Ora puntano più in alto. E arrivano direttamente al Cristo bambino di cui parla Sant’Agostino. Ecco cosa scrive Dacia Maraini: “Un giovane uomo che ha riformato la severa e vendicativa religione dei padri”. Ecco chi era per lei Gesù. Parole che offendono tanto i cristiani quanto gli ebrei. Ma in questo, al limite non ci sarebbe nulla di nuovo. Anche un materialista come Thomas Hobbes parla di Gesù come semplice profeta. C’è una tradizione razionalista e illuminista che interpreta la sua figura in questo modo del tutto desacralizzato. E del resto non è diventato di successo il libro di un ateo come Corrado Augias, “Inchiesta su Gesù”?

Il delirio di Dacia Maraini sul Natale

E’ solo un segno dell’appannarsi del sacro questo rincorrere la figura di Cristo vedendone solo gli aspetti umani, quelli più rassicuranti e in fondo più banali. Ma Dacia Maraini fa un passo ulteriore. Secondo lei “oggi la novità del movimento delle Sardine ricorda alla lontana le parole di un pastore povero che a piedi nudi portava a pascolare le pecore”. Significativo che le sardine abbiano la lettera maiuscola mentre il pastore ce l’ha minuscola. Quel pastore non è altri che Gesù, il quale dice nel Vangelo di Giovanni: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato”.

Ebbene come Gesù predicava la salvezza, nel delirio ideologico di Dacia Maraini le sardine predicano la salvezza dal sovranismo, vogliono preservare il gregge dal “lupo” Salvini. E’ paradossale questo bisogno di sacralizzare con similitudini azzardate ciò che rientra nella sfera umanissima della politica. Se vogliamo, il tentativo non è diverso dall’ostentazione del Crocifisso che Salvini fa nei comizi. Anche mettere l’aureola a Mattia Santori, uno dei leader del movimento delle sardine, è ostentazione di simboli religiosi. Ma laddove Salvini da buon populista si affida alla devozione popolare Dacia Maraini si pretende teologa, sconfinando in una drammatica comicità. Proprio lei poi che, come osserva Giulio Meotti, è ancora ferma all’elogio fotografico della rivoluzione maoista.

Montanari: Dio canta Bella ciao

Il bello, o il brutto, è che trova anche seguaci in questa folle deriva. Un altro influencer radical chic come Tomaso Montanari si sente a sua volta in dovere di fare auguri di Natale in versione laico-comunista. “Oggi il Dio lontano si fa carne- ha scritto su Twitter – Sente freddo e fame. Da padre si fa fratello e compagno. Sente dentro di sé il potere della morte. Capisce finalmente gli uomini fino in fondo. E da oggi inizia a liberarli, a farli risorgere. Davvero oggi anche Dio canta Bella Ciao”. Appunto, canta Bella Ciao. Forse Montanari si è sentito incoraggiato in questa sua sciocchezza dal canto di Bella Ciao in chiesa autorizzato da parroci con pruderie rivoluzionarie.

E ci si mette a questo punto anche Jasmine Cristallo, la leader delle sardine calabresi che cita padre Zanotelli e chiude il cerchio: Gesù di Nazareth fu il primo marxista della storia. “La non violenza attiva non è pacifismo, è ben altra cosa. Ho cominciato leggendo Gandhi, Martin Luther King, Milani, Mazzolari e questi mi hanno aiutato a capire che era stato Gesù di Nazareth a praticare per primo la non violenza in quella Galilea schiacciata dall’imperialismo romano. Vi vorrei pregare, con tutto il cuore, di avere il coraggio di una scelta radicale di non violenza. Questo sistema è violento per natura. Noi dobbiamo costruire un sistema non violento, una civiltà della tenerezza”. Questa la citazione di padre Zanotelli scelta da Jasmine Cristallo. Val la pena di ricordare che padre Zanotelli è uno che preferisce cantare Bella Ciao al posto di “Tu scendi dalle stelle”, l’inno natalizio settecentesco di Sant’Alfonso de’ Liguori.

Meglio il film di Ficarra e Picone

Ormai è un coro, quello dei laicisti che fanno a gara nello stravolgere il significato del Natale. Si aggiunge prontamente Roberto Saviano con la sconcia immagine di una Madonna partoriente e un Gesù insanguinato che viene alla luce. E si dicono pure colti, letterati, contrapposti al populismo ignorante, alle fake news dei sovranisti e dei troll pagati da Putin… Loro, proprio loro che si permettono di manipolare anche il Vangelo. Alla fine due comici come Ficarra e Picone, nel loro film natalizio – Il primo Natale –  hanno compreso più di loro. Il loro messaggio un po’ smielato, nella pura tradizione dei racconti natalizi alla Dickens,
è pur sempre più accettabile dei disgustosi accostamenti fatti dai progressisti. San Francesco ci ha lasciato il presepe, immagine viva e vicina dell’Evento degli eventi, perché tutti comprendessero. Anche chi non sa leggere. I laicisti sanno leggere,
ma ancora non ci hanno capito nulla. C’è sempre tempo per riemergere dai loro vaneggiamenti. E’ l’unico augurio di Natale che meritano.

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