Nessuna condanna dei vandali
Vetrine rotte dai maranza? “Comprate vetri cinesi”, è la soluzione del comunista Acerbo, il “pechinese” del Campo largo
Nessuna riga di condanna per i vandali che hanno distrutto gli esercizi commerciali a Parigi, solo un messaggio per spronare gli imprenditori ad acquistare dalla Cina. Ecco quali sono le priorità secondo Maurizio Acerbo di Rifondazione comunista
Politica - di Gabriele Caramelli - 5 Novembre 2026 alle 15:12
Invece di condannare gli scontri a Parigi, il segretario di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, ha spronato i negozianti che hanno subito atti vandalici a comprare i vetri cinesi. L’ha scritto chiaramente in un post pubblicato su X lo scorso 29 ottobre, utilizzando un filmato promosso da un’azienda di Pechino: «Il marchio cinese Hengxinfeng ha usato questo video delle proteste di Parigi per fare pubblicità della durabilità dei suoi prodotti. Se avete un’attività nel centro di una città europea, non esitate: vetri Hengxinfeng».
Ogni scusa è buona per fare pubblicità alla Repubblica popolare, come se non esistessero altri brand europei altrettanto utili. Non c’è da meravigliarsi, invece, della vicinanza di Acerbo all’imprenditoria cinese, visto che il 2 novembre è partito per un viaggio nella Repubblica popolare della durata di 10 giorni, per partecipare al 16° Forum mondiale sul socialismo a Pechino.
«Non esitate a comprarli», Maurizio Acerbo fa propaganda sui vetri cinesi
Ma la linea politica filo-cinese di Maurizio Acerbo non è una novità. Il 22 ottobre 2026, sempre su X, ricordava l’ascesa della dittatura comunista a Pechino: «In Cina oggi si celebra il 90esimo anniversario della Lunga Marcia. L’armata rossa contadina guidata da Mao percorse 12.500 chilometri attraverso la Cina, il giornalista americano Edgar Snow che si unì nel 1936 ai rivoluzionari comunisti la raccontò nel libro “Stella rossa sulla Cina”, che fece conoscere al mondo quella epopea». Poi, il segretario di Rifondazione comunista ha tenuto a sottolineare che il volume scritto dal giornalista sia «un testo obbligatorio nelle scuole cinesi». Peccato che negli istituti del Dragone sia vietato parlare di piazza Tienanmen e che le storie riguardanti le rivolte di piazza a Hong Kong nel 2014, guidate da Joshua Wong, vengano nascoste per evitare che venga intaccata la reputazione del governo comunista cinese.