Diritti in affitto
L’intelligenza artificiale corre, l’Europa indugia sulle regole: così si perde la sfida del secolo
Mentre Stati Uniti e Cina accelerano sull’innovazione, Bruxelles rincorre la tecnologia con le sue norme. Ma chi resta indietro subisce i rischi senza coglierne le opportunità
L’Europa ha creduto che regolare bastasse a contare. L’intelligenza artificiale è una tecnologia rischiosa, ma ogni rischio porta con sé un’opportunità. Non coglierla ti lascia il rischio e ti toglie il vantaggio.
Una corsa che non aspetta
L’intelligenza artificiale viaggia più veloce di qualsiasi legge. La legge europea sull’Ia, l’Ai Act, è stata proposta nel 2021, prima che arrivasse ChatGPT; le regole sugli usi ad alto rischio, come lavoro, scuola e sanità, che sono il cuore della legge, si applicheranno solo tra la fine del 2027 e il 2028. Nel frattempo la tecnologia ha cambiato volto più volte. Le nostre leggi ormai regolano il passato, e frenano il presente.
Due che corrono, una che guarda
Per anni ci siamo raccontati una formula comoda: l’America inventa, la Cina copia, l’Europa regola. Oggi non regge più. La Cina ha imparato copiando, come il Rinascimento è nato copiando gli antichi, e ora innova. America e Cina sono ormai in competizione aperta. Il problema è chi smette di imparare.
Il valore delle regole, il rischio del ritardo
L’unica rimasta ferma al proprio ruolo è l’Europa, che rischia di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Scrive le regole quando la tecnologia è già superata. Non che la regola europea abbia sempre fallito. Sulla plastica l’Europa ha scelto norme precauzionali, come lo stop a piatti e cannucce usa e getta, e gli studi indicano che gli europei sono meno esposti alle microplastiche di americani e asiatici. Le nostre regole possono funzionare. Ma chi le scrive deve avere sempre chiaro il potenziale danno che possono provocare. Altrimenti avremo l’operazione perfettamente riuscita e il paziente morto.
E c’è un danno che l’Europa rischia di sottovalutare: il ritardo. Chi resta indietro subisce solo il rischio e lascia agli altri l’opportunità. Per questo fermarsi non ci protegge: ci espone, e ci lascia senza strumenti per competere e per difenderci.
I diritti
Ci viene proposta una scelta: o l’innovazione, o i diritti. È una scelta falsa. Diritti senza innovazione sono diritti in affitto: abitano una tecnologia che appartiene ad altri. Innovazione senza diritti genera paura. E dove c’è paura non c’è fiducia: senza fiducia non c’è mercato. Le due cose stanno in piedi insieme, oppure cadono insieme.
L’intelligenza artificiale è una tecnologia dual use (a doppio uso). Lo stesso algoritmo che crea un falso può smascherarlo; lo stesso sistema che attacca una rete può difenderla. E l’opportunità più grande è anche la più democratica. Per secoli il sapere è dipeso da dove nascevi, da quale scuola frequentavi, da quale biblioteca avevi vicino. L’Ia può portare la cultura in un paese di montagna come in una grande città, e un aiuto alla salute anche lontano dai grandi ospedali. Non sarà una cura per tutti, ma può dare a tutti la possibilità di una vita più sana: più prevenzione, diagnosi più precoci, informazioni più affidabili.
Anche semplificare può servire i diritti. Il Digital Omnibus, il pacchetto con cui l’Unione ha semplificato le regole digitali, ha alleggerito gli obblighi per le imprese, anche se non abbastanza, e nello stesso testo ha introdotto un divieto nuovo, quello sui falsi intimi creati con l’Ia, i deepfake. Meno carte per chi innova, più tutela per chi subisce un abuso. Semplificare non vuol dire togliere diritti, ma difenderli meglio.
L’Italia corre, l’Europa frena
L’Italia non sta a guardare. Il governo Meloni ha scelto una via italiana all’intelligenza artificiale: siamo stati i primi nell’Unione a darci una legge nazionale, con la persona al centro e la tecnologia al servizio. La legge ha messo a disposizione un miliardo di euro, gestito da CDP Venture Capital, il braccio pubblico che investe nelle startup, per le imprese dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie strategiche. E con il G7 in Puglia l’Italia ha portato l’Ia al tavolo dei grandi, con la prima partecipazione di un Papa al vertice.
Ma l’Italia si muove dentro un contesto europeo che frena. È come se l’Europa non avesse chiaro il coefficiente tempo. Il filosofo Blaise Pascal si scusava per una lettera troppo lunga: non aveva avuto il tempo di farla più breve. Vale per le leggi europee. Scrivere molto è facile; scrivere breve richiede tempo, coraggio e competenza. È la prova della qualità del legislatore.
Un’occasione da non perdere
Abbiamo manifattura, talento, creatività: non partiamo indietro, partiamo da quello che sappiamo fare meglio. È un’occasione da non perdere. C’è un diritto che viene prima degli altri: quello di scegliere. Se la tecnologia non è nostra, i nostri diritti restano in affitto: dipendono da server e regole di altri. Innovare non è il contrario di tutelare. È il modo più serio per garantire i diritti.