La buona novella
Vangelo di domenica 1 novembre 2026: le beatitudini spiegate a chi non si accontenta della propria mediocrità
Questa domenica celebriamo la solennità di tutti i santi, con il classico vangelo delle beatitudini (Mt 5, 1-12). Il testo in apparenza sembra una provocazione assurda: può essere beato qualcuno che piange o che è perseguitato? Occorre andare oltre una lettura superficiale.
Innanzitutto c’è da domandarsi cosa significhi la parola “beato”. C’è chi sostiene che nella bibbia non si parli mai di felicità. Ed è vero, perché felice è colui che ha quel che desidera: ciò non avviene spesso, per cui si dice che la felicità sia di un momento. La parola di Dio va oltre e parla di beatitudine, perché essa è molto di più della felicità, è qualcosa che non si lega a ciò che abbiamo e per questo è stabile e perenne.
In questo senso capiamo perché Gesù sostenga che sono beati i poveri, in tutte le forme in cui la povertà si esprime su questa terra: perché nella povertà ci apriamo a Dio, riconosciamo di aver bisogno di Lui, fonte della felicità, della beatitudine e della santità. Il ricco e il superbo bastano a se stessi, non hanno necessità di Dio, o almeno si illudono che sia così. Sono persone che si accontentano della propria mediocrità. Ma l’uomo è chiamato all’Assoluto e qualsiasi bene terreno non lo potrà mai appagare del tutto.
Intendiamoci: Dio non ama la povertà, ma ha creato il mondo caduco perché possiamo accorgerci che dobbiamo cercare Lui e non fissarci sulle cose terrene, se vogliamo giungere alla santità. Comprendiamo allora come mai san Francesco consideri perfetta letizia, o meglio ancora “vera letizia”, il sopportare con umiltà e per amore di Dio la fame, le offese, il rifiuto, come capitò a lui e ai suoi frati quando non vennero accolti nel loro convento di Santa Maria degli Angeli e anzi furono bastonati, insultati e costretti a trascorrere la notte al freddo e sotto la pioggia.