Concorrenza letale
Bare cinesi low cost: il business minaccia di morte le produzioni d’Europa. L’allarme di FdI per evitare il funerale del settore
Il Made in China prova a seppellirci: letteralmente. L’invasione delle bare cinesi low cost, tra dazi elusi e vernici tossiche, invadono il mercato europeo: eppure, già in epoca non sospetta – come si suole dire in questi casi – FdI aveva lanciato l’allarme… Ma procediamo con ordine.
Se c’era un settore che fino a poco tempo fa, nonostante raggio d’azione e target di riferimento, sembrava immune da crisi endemiche, agonie di mercato e morte aziendale, era quello funebre. Oggi, invece, le cose sembrano cambiare a velocità costante e persino un comparto storicamente ancorato al territorio e ritenuto al riparo dagli scossoni del commercio globale, non è più al sicuro dalla concorrenza agguerrita di Pechino.
L’invasione sul mercato europeo delle bare cinesi low cost
Dopo le auto elettriche, i pannelli solari, e l’elettronica, il Made in China imperversa anche nel settore funebre, minacciando di far estinguere la produzione di feretri europei. Pertanto, come riporta il sito di Politico e rilanciano i siti dal Corriere della sera a Il Giornale, per arginare la crisi e evitare il tracollo i fabbricanti del vecchio continente provano a serrare i ranghi e a unire le forze, costituendo una coalizione.
I prezzi: un feretro in Cina costa un terzo rispetto a quelli prodotti in Italia
Una sorta di alleanza in nome e per conto della quale i produttori preparano un reclamo formale anti-dumping e incontrano i funzionari della Commissione europea per sollecitare l’apertura di un’indagine contro i prezzi sfacciatamente stracciati e artificiosamente invitanti del Dragone. Del resto, come riferisce Politico lanciando l’allarme, i numeri parlano chiaro, e non giocano certo a favore delle produzioni europee: «Produrre una bara costa circa 260 euro in Italia e circa 80 euro in Cina, grazie a sussidi statali e basso costo di lavoro e materia prima».
La crisi e l’incubo del crollo: un quarto delle aziende europee di settore ha chiuso i battenti
Di più. I dati fotografano una vera e propria emergenza: negli ultimi cinque anni un quarto delle aziende europee di settore ha chiuso i battenti, crollando da 120 a 90 realtà attive. Parallelamente, l’import nell’Ue di casse in legno cinesi è quasi raddoppiato, passando dai 16 milioni del 2022 ai 28 milioni del 2025.
Vero è che la disparità sui costi è incolmabile come abbiamo detto. Un divario dovuto principalmente al fatto che in Cina le imprese beneficiano di aiuti di Stato, manodopera sottopagata, e materie prime a basso costo. Il che consente al Dragone di piazzare i suoi prodotti in Europa al costo di produzione di 100-110 euro (a fronte dei 260 euro in Italia, per esempio)…
I produttori Ue si consorziano per scongiurare la fine del settore
Dunque, prima di arrivare a celebrare il funerale di un settore importante come quello della produzione di bare, e di finire per appaltare completamente al mercato cinese gestione e guadagni del comparto, urge correre ai ripari. E per questo, solleciti nell’intervenire su questa grave distorsione del mercato, si sono già mossi preventivamente gli eurodeputati di Fratelli d’Italia con un’interrogazione al Commissario al Commercio Maros Sefcovic, chiedendo di lanciare un’inchiesta ed eventualmente introdurre dei contro-dazi.
Bare cinesi low cost: concorrenza sleale tra sospetti di elusione doganale e denunce sull’impiego di vernici tossiche
Anche perché, oltretutto, il dossier presentato a Bruxelles solleva anche nei cicli di lavorazione cinesi verrebbero infatti impiegate vernici tossiche vietate nell’Ue, capaci di rilasciare micro-particelle cancerogene durante la cremazione. Prodotti che entrano nei nostri mercati con il sospetto di elusione doganale, aggirando i controlli grazie alla cosiddetta “scappatoia Ikea”: molte bare verrebbero spedite smontate e dichiarate ai varchi doganali sotto codici merci generici legati all’arredamento, per poi essere riassemblate sul territorio nazionale ed eludere i dazi.
Ora, a fronte del formale reclamo d’indagine presentato dai produttori, spetta alla Commissione Ue agire con fermezza per proteggere l’eccellenza manifatturiera italiana ed europea, prima di soccombere imprenditorialmente.