L'indiscrezione
Gaza, Trump punta sui carabinieri italiani per la sicurezza: ha chiesto a Meloni un ufficiale ai vertici della nuova polizia
Il Board of Peace di Donald Trump ha formalmente chiesto all’Italia di fornire consulenti della polizia, dei vigili del fuoco e del corpo dei carabinieri per aiutare a costruire una nuova forza di sicurezza per Gaza. Lo riporta l’agenzia Bloomberg citando alcune lettere inviate il mese scorso al governo della premier Giorgia Meloni.
Nelle missive si chiedeva a Roma di impegnarsi nell’iniziativa, nominare un punto di contatto e nominare un alto ufficiale dei carabinieri che fungesse da vice responsabile del programma di polizia del consiglio.
L’Italia ha “contribuito in modo molto positivo per diversi anni al potenziamento delle capacità delle forze di polizia e abbiamo avuto interazioni molto positive con le autorità italiane in merito a un possibile sostegno”, ha detto un funzionario del Board of Peace a Bloomberg.
“Nulla di ciò di cui stiamo discutendo riguarda l’impiego di forze tattiche in zone interessate da operazioni cinetiche. In ultima analisi, spetta all’Italia decidere come sostenere la popolazione di Gaza, e noi siamo pronti a facilitare tali iniziative”, ha messo in evidenza.
Nel settembre scorso, il Board of Peace, creato da Donald Trump per il dopoguerra, ha presentato un primo piano di ricostruzione da 2,45 miliardi di dollari in sei mesi.
L’occasione è stata una riunione a New York a margine dell’Assemblea generale dell’Onu con gli Stati membri, gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, e altri Paesi interessati.
Il progetto, anticipato da Barak Ravid su Axios e Channel 12, è il risultato di un anno di lavoro del Board e del governo tecnocratico palestinese, formalmente istituito dallo stesso ‘Consiglio per la pace’ per amministrare la Striscia in questa fase.
L’auspicio è che si possa cominciare a ricostruire Gaza dopo le elezioni israeliane del 27 ottobre e la formazione di un nuovo governo. Nickolay Mladenov, Alto Rappresentante per Gaza del Board of Peace, ha sollecitato il sostegno al piano, pur riconoscendo che le discussioni con Israele non sono facili proprio per la campagna elettorale: “Data la complessità della situazione”, il diplomatico bulgaro ha tuttavia insistito che si stiano compiendo progressi.
Il piano comprende 66 progetti per rimettere in piedi la Striscia: rimuovere le macerie di tre anni di guerra a Gaza, costruire nuovi alloggi temporanei, la riabilitazione degli ospedali, rilanciare l’economia e dispiegare la Forza di stabilizzazione internazionale (Isf) prevista dall’accordo dell’ottobre 2025. Il Board ha stimato che i danni materiali a Gaza ammontano a 35,2 miliardi di dollari e che ce ne vorranno in tutto circa 71,4 per una completa ricostruzione nel prossimo decennio, precisa Channel 12.
Il progetto prevede inoltre 275 milioni di dollari per la costruzione di una base permanente e fortificata a Rafah, nel sud della Striscia al momento sotto il controllo di Israele, in grado di ospitare 5.000 membri dell’Isf, e altri 140 milioni di dollari per reclutare, addestrare, equipaggiare e schierare il contingente multinazionale.
Altri 120 milioni di dollari sarebbero invece destinati alla formazione della polizia palestinese. Secondo il piano, infine, il governo tecnocratico palestinese assumerebbe in futuro anche la gestione dei valichi di frontiera di Gaza con Israele ed Egitto, sia per le merci che per le persone. Il nodo resta il disarmo di Hamas.
Nel piano del Board sono previsti 20 milioni di dollari per finanziare un programma di incentivi per la consegna di armi e munizioni da parte di Hamas e di altri gruppi armati e per il loro smaltimento in sicurezza. Ma nonostante la fazione islamica palestinese abbia accettato in linea di principio di disarmarsi, ricorda Channel 12, Israele non intende attuare un cessate il fuoco di 14 giorni prima dell’inizio del processo di smilitarizzazione.