Le tensioni annunciate
Trump minaccia nuovi attacchi dopo le midterm. L’Iran: “Risponderemo senza limiti geografici”
Washington valuta una nuova offensiva già dal 4 novembre, all’indomani delle elezioni americane
Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti si avvicinano. Il 3 novembre gli americani andranno alle urne, ma Donald Trump guarda già al giorno dopo. La Casa Bianca valuta una nuova offensiva militare contro l’Iran, che potrebbe scattare già il 4 novembre. E da Teheran arriva una risposta che non lascia spazio alle interpretazioni: se Washington o Israele torneranno a colpire, la rappresaglia iraniana non avrà confini geografici. È l’ordine impartito dalla Guida suprema Mojtaba Khamenei ai vertici delle Guardie armate, chiamati ad aggiornare i piani operativi e ad ampliare la lista degli obiettivi americani e israeliani. Il tutto mentre il Qatar tenta di riaprire il negoziato tra i due Paesi, in una corsa diplomatica contro il calendario elettorale statunitense.
Trump valuta nuovi attacchi dopo il voto americano
Secondo quanto riferito da MS NOW, citando tre alti funzionari dei Paesi del Golfo, Washington avrebbe avvertito gli alleati arabi della possibilità di nuovi bombardamenti all’indomani del voto. Si tratterebbe di un’offensiva breve ma particolarmente intensa. La Casa Bianca non ha confermato i preparativi: interpellato dall’emittente, un funzionario ha precisato che il tycoon mantiene aperte tutte le opzioni per impedire a Teheran di dotarsi dell’arma nucleare.
I governi del Golfo, che temono di essere coinvolti nella rappresaglia iraniana, stanno invece facendo pressione sugli Stati Uniti per evitare un’altra escalation. Il precedente della guerra iniziata il 28 febbraio, con i bombardamenti congiunti americani e israeliani, pesa sulle valutazioni dei Paesi che ospitano installazioni militari statunitensi.
Khamenei: “Saremo noi a decidere quando finirà la guerra”
È in questo quadro che Khamenei ha convocato i tre principali comandanti militari iraniani: il capo di Stato maggiore Ali Abdollahi, il comandante dell’Esercito Amir Hatami e il capo dei Pasdaran Ahmad Vahidi. Stando al comunicato del suo ufficio, riportato da Axios, la Guida suprema ha ordinato che qualsiasi nuova aggressione riceva una risposta «immediata ed efficace», per garantire la «massima deterrenza».
«Se i nemici dovessero lanciare nuovamente attacchi militari o terroristici, saranno le Forze armate della Repubblica islamica dell’Iran e il popolo iraniano a decidere quando e a quali condizioni cesseranno le ostilità», ha avvertito Khamenei.
L’ordine più significativo riguarda l’aggiornamento della lista dei bersagli, affinché «tutte le risorse, materiali e immateriali, del nemico americano-sionista rientrino nel raggio d’azione delle Forze armate». Un’indicazione che amplia potenzialmente il teatro della guerra.
I generali hanno riferito sullo schieramento militare nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman, oltre che sulle frontiere iraniane. Segnalato anche un forte incremento della produzione di munizioni e armamenti.
È il primo incontro con i tre comandanti reso noto dall’inizio del conflitto. Khamenei non compare pubblicamente da febbraio, quando rimase ferito nell’attacco in cui fu ucciso il padre Ali Khamenei. Anche questa riunione è stata comunicata attraverso una nota ufficiale.
Il negoziato con Washington e la mediazione del Qatar
Sul versante diplomatico, i mediatori qatarioti hanno condotto venerdì oltre dodici ore di colloqui a Teheran, proseguiti sabato a Doha. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito «un passo positivo» l’iniziativa americana e confermato che i vertici della Repubblica islamica stanno esaminando una proposta del vicepresidente JD Vance.
Le condizioni iraniane restano però impegnative: revoca delle sanzioni, riduzione della presenza militare americana nella regione e riconoscimento delle rotte di navigazione attraverso Hormuz concordate con l’Oman. Washington, dal canto suo, pretende garanzie sul programma nucleare.
Il paradosso è che entrambe le parti continuano a parlare di diplomazia mentre preparano lo scenario di un nuovo scontro. Con le midterm ormai alle porte, la finestra per trovare un’intesa si restringe. E Teheran ha chiarito quale prezzo intende far pagare a Washington qualora Trump decidesse di tornare alle armi.