Altro che disastro
Scuola, la sinistra grida ai tagli ma viene bocciata dai numeri: Invalsi da record e Italia sopra la media Ue
Meno dispersione, più competenze e formazione tecnica sempre più collegata al lavoro: ecco i risultati che l’opposizione ignora
Il giorno dopo la battaglia sui presunti «7mila tagli» alla scuola, bollata da Raffaele Speranzon come «l’ennesima menzogna della sinistra», c’è un modo meno rumoroso ma decisamente più utile per misurare lo stato dell’istruzione italiana: guardare i risultati. E qui la fotografia è assai meno catastrofica di quella raccontata dall’opposizione. Anzi, mettendo in fila dati Invalsi e dati Ocse, oltre a quelli sulla dispersione e la formazione tecnico-professionale, emerge un sistema con indicatori che stanno andando nella direzione opposta al declino annunciato.
I risultati
Il vicepresidente vicario dei senatori di Fratelli d’Italia, componente della commissione Cultura e Istruzione di palazzo Madama, ricorda infatti che, mentre la popolazione scolastica cala dell’1,5% l’anno, la manovra garantisce «la copertura del 99,5 per cento del turnover dei docenti», con un conseguente aumento, in proporzione, delle cattedre per studente. Poi l’affondo: la sinistra dovrebbe interrogarsi anche «sul contributo culturale e politico» dato alla crisi demografica.
Dispersione implicita al minimo storico
Ma il punto più interessante viene dalle aule. Il Rapporto Invalsi 2026 certifica che la dispersione implicita — gli studenti che arrivano al diploma senza competenze adeguate — è crollata dall’8,7% del 2025 al 6,3%, il valore più basso mai registrato. Contemporaneamente cresce dal 12,3 al 13,1% la quota degli studenti con risultati elevati. E alle superiori migliorano sia l’italiano, dal 52 al 54% di studenti con competenze almeno adeguate, sia la matematica, dal 49 al 52%. Nel Sud il progresso in matematica è ancora più marcato. La stessa Invalsi rileva segnali incoraggianti nelle regioni meridionali interessate dagli interventi mirati del ministero.
Qui entra in campo “Agenda Sud”, varata dal governo Meloni proprio per concentrare tutoraggio, potenziamento e risorse nelle scuole con maggiori fragilità. Il programma è stato successivamente ampliato fino a 600 istituti selezionati anche attraverso i dati Invalsi, mentre ulteriori finanziamenti sono stati destinati alle scuole del primo ciclo del Mezzogiorno.
E l’Italia batte la media europea
Poi ci sono i dati Ocse. In un’Europa che arretra nelle competenze di base, i quindicenni italiani fanno meglio della media europea in tutte e tre le discipline fondamentali. Nell’Ue è sotto il livello minimo il 33,9% degli studenti in matematica, il 31,3% in lettura e il 25,9% in scienze. In Italia le quote sono rispettivamente circa 31%, 24% e 22%.
In lettura l’Italia totalizza 474 punti contro i 461 della media Ocse; in matematica 468 contro 463; in scienze 483 contro 482.
Un modello per l’estero
C’è infine il capitolo tecnico-professionale. Gli ITS Academy hanno superato i 40mila iscritti e il monitoraggio Indire 2026 mostra che circa l’80% dei diplomati lavora a un anno dal titolo; nel 92,8% dei casi l’occupazione è coerente con gli studi svolti.
È su questa base che il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha costruito la filiera 4+2, ormai uscita dalla fase sperimentale. A settembre Italia e Argentina hanno firmato un memorandum per sviluppare proprio la collaborazione su istruzione tecnica, 4+2 e ITS Academy; cooperazioni analoghe sono state avviate anche con Paesi africani, dall’Egitto all’Etiopia.
La discussione sui numeri della manovra continuerà. Tuttavia, carta canta. E stavolta è piena di voti positivi.