Un' eccellenza
L’Argentina di Milei adotta la riforma Valditara. La scuola italiana diventa un modello internazionale
Dopo Egitto, Algeria, Tunisia ed Etiopia, il modello 4+2 del governo Meloni arriva anche sul tavolo del presidente argentino. Intesa con Confindustria per formare i tecnici del futuro e avvicinare scuola e imprese
Politica - di Alice Carrazza - 13 Ottobre 2026 alle 19:04
La riforma della scuola italiana varca l’Atlantico e arriva sul tavolo del presidente argentino Javier Milei. Non è un semplice scambio di buone pratiche: a Buenos Aires, durante la missione economica italiana di settembre 2026, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha proposto come riferimento per la cooperazione bilaterale la filiera tecnologico-professionale “4+2”, uno dei progetti più caratterizzanti dell’azione del governo Meloni. L’obiettivo è formare tecnici qualificati da entrambe le parti dell’Oceano, saldando istruzione e necessità delle imprese.
Il modello italiano conquista l’Argentina
All’incontro con Milei hanno partecipato anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e la ministra argentina del Capitale Umano Sandra Pettovello. Sul tavolo, accanto alle prospettive commerciali, una questione meno appariscente dei grandi investimenti ma decisiva per realizzarli: chi avrà le competenze necessarie a lavorare nelle nuove filiere produttive? Italia e Argentina hanno individuato nella formazione tecnica un terreno sul quale approfondire la collaborazione. Non c’è ancora un’adozione argentina della riforma, ma la proposta italiana è ormai parte del dialogo istituzionale.
«Dopo Egitto, Algeria, Tunisia ed Etiopia, promuoviamo per la prima volta in Argentina il modello italiano della filiera tecnologico-professionale ‘4+2’ e degli ITS Academy», ha spiegato Valditara, rivendicando un’esperienza «capace di rappresentare un punto di riferimento in materia anche a livello internazionale».
Per il ministro, il legame storico fra i due Paesi può trasformarsi in un vantaggio concreto: percorsi qualificanti per i giovani argentini, mobilità verso l’Italia e nuove risposte alle aziende italiane a corto di figure specializzate.
Come funziona il 4+2: la scommessa del governo Meloni
Ma che cosa si vuole esportare? Il “4+2” consente agli studenti di frequentare quattro anni di istruzione tecnica o professionale anziché cinque, raggiungendo gli obiettivi formativi previsti, e poi proseguire, fra le diverse opzioni, con due anni negli ITS Academy, istituti di alta formazione tecnologica fortemente collegati al sistema produttivo.
La novità introdotta dalla legge del 2024 non è l’invenzione degli ITS, disciplinati già nel 2022, bensì la costruzione di una filiera più integrata, nella quale scuola, specializzazione e lavoro smettono di procedere su binari separati.
Una scommessa che comincia a trovare riscontro anche nelle scelte delle famiglie: secondo i dati ministeriali, per il 2026/27 gli iscritti al 4+2 sono saliti a 10.532, contro i 5.449 dell’anno precedente. Numeri ancora circoscritti rispetto all’intero sistema scolastico, ma sufficienti a segnalare una crescita che rende più solida anche la proposta italiana all’estero.
L’accordo con Confindustria e la sfida del Mercosur
A Buenos Aires la missione ha prodotto inoltre un impegno sul versante interno: il titolare del dicastero in Viale Trastevere ed Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, hanno firmato un protocollo per avvicinare formazione e mondo produttivo, promuovendo la cultura d’impresa fin dalla scuola media e aggiornando le competenze richieste dai cambiamenti tecnologici.
Il contesto è quello della prima missione imprenditoriale italiana nell’area dopo l’applicazione provvisoria dell’accordo commerciale fra Unione europea e Mercosur, entrata in vigore a maggio. Confindustria e ICE(Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) hanno accompagnato oltre novanta imprese in Argentina e Brasile. Perché aprire mercati senza preparare chi dovrà lavorarci rischia di essere una politica industriale a metà. «Ridurre il disallineamento tra formazione e lavoro è una delle sfide che abbiamo affrontato fin dall’insediamento del governo», ha ricordato Valditara.
Ed è qui il valore politico della tappa argentina: una riforma nata per affrontare una difficoltà del sistema italiano che il governo non si limita a difendere, ma presenta come possibile strumento di cooperazione internazionale. Il banco di prova sarà trasformare l’interesse diplomatico in progetti, studenti e competenze. Intanto, per una volta, nel confronto internazionale sulla scuola, è l’Italia a mettere sul tavolo una propria ricetta anziché andare a cercarla altrove.