I voltagabbana
La sinistra gode solo delle sconfitte altrui. Ma tra Pd e M5S erano tanti i fans di Trump che oggi s’imboscano
Il copione è sempre lo stesso. Se in qualche parte del mondo la destra perde e la sinistra vince, anche uno sfigato, un dittatore, uno stalinista, in Italia la grancassa rossa si muove a decibel spianati. E’ accaduto anche oggi, con la sconfitta di Trump e la vittoria dei Democratici alle elezioni intermedie negli Usa. Tutti lo avevano previsto ma non tutti si erano azzardati prima a parlare.
La sinistra festeggia una sconfitta dell’avversario, Trump: mai una vittoria
Oggi, da sinistra, è un effluvio. Giorgio Gori, europarlamentare Pd, si lecca i baffi che non ha: “Trump ha perso perché era troppo giusto che perdesse. Bentornati, Stati Uniti d’America”. Matteo Renzi, poi, manifesta un orgasmino politico: “Negli Usa è successa una cosa meravigliosa”, Ilaria Salis avverte Meloni, “Sei la prossima! Il vento sta cambiando”, ma forse è uno spiffero di casa altrui, mentre Nicola Fratoianni suona la fanfara, “Un’onda popolare ha travolto Trump e i repubblicani”, quasi più contento di Elly Schlein, secondo cui – sentenzia – “la speranza delle persone è più forte dell’arroganza di queste destre al potere”. E Conte, “Giuseppi” Conte, così battezzato dall’allora amico Trump? Oggi fa lo smemorato e attacca Donald come se non ci fossero foto imbarazzanti a testominiare un antico feeling: “Possiamo davvero cambiare le cose”, e anche i nomignoli, tipo Giuseppi.
Il piccolo fan di Donald, Giuseppi premier italiano
Nel primo mandato di Trump, a sinistra, la fazione dei “descamisados” che non si piegavano alla linea del sostegno indefesso ai Democratici e alla candidata Hillary Clinton, come l’allora big del Pd Michele Emiliano che confessava: “Di Trump non condivido nulla, tranne una cosa: si governa per il popolo, per i cittadini. Non per gli stakeholder, per le lobby”. Come a dire, non condivido, ma lo stimo. E Francesco Boccia, oggi pasdaran anti-trumpiano. “È la democrazia USA. Buon lavoro Presidente Trump. Noi pensiamo a far bene in Italia e in Europa”. Nel giugno 2018, dopo il G7 in Canada, Conte si lasciò andare a complimenti importanti verso il Tycoon, da premier in tre diverse occasioni. “Il rapporto con Trump è stato da subito molto cordiale, è una persona molto pratica, non si perde in tanti discorsi e ha conseguito dei risultati notevoli, da avvocato, posso dire che Trump è un ottimo negoziatore, un grandissimo difensore degli interessi americani”. Per poi aggiungere: “Siamo due governi del cambiamento, tante cose ci uniscono”.
Anche Paolo Gentiloni, che fu premier per il Pd: “Personalmente non credo a un isolazionismo da America degli anni Trenta, farà solo gli interessi americani”. Nel giugno 2017, durante RepIdee a Bologna, Romano Prodi riconobbe un effetto politico prodotto dall’elezione di Trump: “Trump? Il suo avvento ha risvegliato il patriottismo europeo”. Tra i grillini, il fondatore del M5S, Beppe Grillo aveva accolto Donald quasi come il messìa. “Donald Trump? Sono ottimista, sembra un moderato. La politica internazionale ha bisogno di uomini di Stato forti come loro”. Il senatore pentastellato Nicola Morra spiegò perché Trump suscitava simpatia in una parte del Movimento. “Trump ha parlato a tantissimi che altrimenti avrebbero scelto di non votare: è esattamente quello che ha fatto il Movimento 5 stelle e che ha stupito i più”. Renato Turano, senatore eletto nella circoscrizione Estero, nel novembre 2016 si produsse in un vero e proprio endorsement. “Donald ha solo ascoltato quello che gli elettori chiedevano. Io penso che un politico abbia il dovere di ascoltare gli elettori. Trump l’ha fatto”. E arrivò anche a suggerire a Renzi di prendere esempio da Trump nella capacità di ascoltare gli elettori. Immaginate come la prese Renzi…