I toni, dal Campo largo, sono da cavalcata politica, ma la realtà è diversa: la sinistra se vince, lo fa all’estero, in terza persona, ma non in Italia, dove se la passa male a prescindere da Trump che perde e da Lula che vince. “Good morning, America”, esplode Matteo Renzi, che commenta: “Gli Stati Uniti hanno mandato un segnale potente stanotte dicendo che la democrazia è più forte di Trump”. Vabbè, ma l’Italia che c’entra? E che hanno da esultare
Schlein e Fratoianni? Se lo chiede anche Carlo Fidanza, Capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo.
La sinistra esulta per il ko di Trump, Fidanza ironizza…
“Ieri i cittadini americani hanno espresso un verdetto chiaro e inequivocabile, di cui prendiamo atto come sempre con rispetto. La sinistra invece, non essendo riuscita finora a vincere una sola elezione degna di nota in Italia, corre ad intestarsi il risultato per cercare di costruire inesistenti analogie tra le midterm americane e la futura campagna elettorale italiana”,
dice Fidanza sui social.
Poi ricorda “Giuseppi”, quel Giuseppe Conte “che sta provando a far dimenticare l’antica simpatia per Trump”. “E lo fa Elly Schlein, che celebra con trasporto le vittorie di candidati democratici di ogni estrazione e di ogni latitudine: neri, ispanici, nativi, persino il marxista musulmano El Sayed, criticato da una parte del suo stesso partito per le sue inquietanti posizioni pro-Pal. Per sua sfortuna però dovrà ben presto archiviare le sorti del “campo largo a stelle e strisce” e tornare a barcamenarsi tra Renzi e Fratoianni, Conte e Bonelli. Nel frattempo Giorgia Meloni, forte di un consenso che dopo quattro anni di governo non ha eguali tra i leader occidentali, continuerà a lavorare per rinsaldare il legame transatlantico. Al contrario di quanto avviene a sinistra, per noi questo legame prescinde dal colore politico dell’amministrazione in carica e delle maggioranze al Congresso. E così continuerà ad essere anche dopo il voto di ieri”, conclude Fidanza.
Tajani e Salvini, i commenti sul voto Usa
“Mai stati trumpiani. Neanche (Giorgia) Meloni è una Maga, per carità. Siamo conservatori e io sono berlusconiano”, ha detto il ministro degli Esteri e vice presidente del Consiglio, Antonio Tajani, in un bilancio delle elezioni di midterm negli Stati Uniti rilasciato a Il Messaggero. “È un voto che non ha mai condizionato gli equilibri in Italia”, ha ribadito Tajani al quotidiano, “e ricordo che noi abbiamo lavorato bene anche con Biden e Blinken”. Secondo il titolare della Farnesina, “il riferimento del Partito popolare europeo in America è il partito repubblicano. Avere rapporti con i repubblicani non significa essere trumpiani”. “Io non sono mai stato Maga e non lo sarò mai. Mai”, ha sottolineato, e la stessa “Meloni non è una Maga, è una leader conservatrice italiana ed europea. È una donna di destra, non di estrema destra. Mi sembra abbia detto di no tante volte a Trump. E da come ha reagito non credo l’abbia presa bene”.
Per Matteo Salvini, “cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno e rispettando il voto degli americani, questa è la democrazia”. “La speranza è che questa sonora sconfitta venga colta come uno stop all’interventismo in giro per il mondo e come un’accelerazione verso la fine dei due conflitti”.