Fenomeni emergenti
Hikikomori anche dopo l’adolescenza: chi sono e quanti sono gli adulti che si chiudono in casa
Attenzionata soprattutto fra i giovani, la tendenza a isolarsi non sparisce con la crescita e spesso si consolida mettendo le famiglie e la società di fronte a una sfida ancora più ardua
Il ritiro sociale coinvolge migliaia di giovani e rappresenta una sfida sempre più importante per la società italiana. Ragazzi e ragazze che smettono di frequentare la scuola, interrompono i rapporti con gli amici e si allontanano progressivamente dalla vita sociale fino a trascorrere mesi o anni chiusi nella propria stanza. È il fenomeno degli hikikomori, termine giapponese che significa “stare in disparte” e che oggi descrive una realtà sempre più presente in Italia. Le difficoltà relazionali, la paura del giudizio e il senso di inadeguatezza possono contribuire a questo isolamento, che non va confuso con una semplice preferenza per la solitudine.
I numeri del fenomeno in Italia: a Roma cresce la preoccupazione
Le stime disponibili evidenziano la crescente diffusione del ritiro sociale in Italia, pur in assenza di un censimento nazionale completo. Nel febbraio 2026, secondo l’associazione Hikikomori Italia, le persone in condizione di grave isolamento sarebbero circa 200mila. La ricerca Espad Italia del Cnr, condotta nel 2023, ha rilevato che il 2% degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha sperimentato un isolamento volontario di almeno sei mesi. Anche a Roma il fenomeno desta preoccupazione.
Secondo l’associazione Hikikomori Italia Genitori, nel Lazio si registrerebbero almeno 100 nuovi casi all’anno, concentrati prevalentemente nella Capitale. Inoltre, l’ospedale pediatrico Bambino Gesù ha segnalato un aumento dei giovani assistiti per problematiche legate al ritiro sociale. Questi dati sottolineano l’importanza di individuare precocemente le situazioni di disagio e sostenere i ragazzi e le loro famiglie.
Le cause: scuola, relazioni e paura del giudizio
Il ritiro sociale non ha una causa unica. Secondo Marco Crepaldi, psicologo, divulgatore scientifico e fondatore dell’associazione Hikikomori Italia Ets, tra gli elementi comuni vi sono la difficoltà a costruire relazioni, a comunicare le proprie emozioni e a fidarsi degli altri. Alcuni giovani arrivano a percepirsi come diversi dai coetanei e a vivere la scuola come un ambiente difficile da affrontare, soprattutto quando si sentono esclusi o sottoposti a forti aspettative.
Una ricerca del Cnr pubblicata nel gennaio 2025 ha evidenziato che, tra il 2019 e il 2022, la percentuale di adolescenti che non incontravano più gli amici al di fuori della scuola è passata dal 5,6% al 9,7% nei campioni studiati. Tra i fattori associati al ritiro sono emersi il bullismo e il cyberbullismo, l’insoddisfazione per le amicizie, la scarsa fiducia nelle relazioni e alcune forme problematiche di utilizzo dei social media. Nelle forme più gravi, inoltre, l’isolamento può estendersi anche alle comunicazioni virtuali, riducendo ulteriormente le occasioni di contatto.
Hikikomori adulti: quando l’isolamento continua oltre l’adolescenza
Il fenomeno non riguarda soltanto gli adolescenti. Per alcune persone il ritiro inizia durante le scuole medie o superiori e prosegue negli anni successivi, compromettendo il percorso universitario, l’ingresso nel mondo del lavoro e la costruzione di relazioni autonome.
Secondo una stima diffusa nel novembre 2025 da Hikikomori Italia e riportata da Italpress, in Italia potrebbero esserci circa 54mila adolescenti in questa condizione e 100mila giovani adulti. Considerando diverse fasce d’età e livelli di gravità, il totale potrebbe arrivare a 200mila persone, sono stime associative, non dati derivanti da un censimento ufficiale e vanno interpretate con cautela.
Quando l’isolamento si prolunga, possono aumentare le difficoltà nel riprendere i rapporti sociali e nel raggiungere l’indipendenza economica. La mancanza di esperienze lavorative, la perdita di autonomia e il timore di affrontare un mondo percepito come ostile possono rendere più complesso il reinserimento. In queste situazioni emerge anche una questione delicata: molti genitori invecchiano mentre i figli continuano a dipendere da loro, alimentando preoccupazioni sul futuro e sulla continuità dell’assistenza. Per questo è importante garantire percorsi di sostegno che non si interrompano con il compimento dei 18 anni, ma accompagnino le persone anche nell’età adulta, rispettandone i tempi e favorendo il recupero graduale dell’autonomia.
I genitori degli hikikomori: tra senso di colpa e ricerca di aiuto
Il ritiro sociale di un figlio coinvolge l’intera famiglia. L’abbandono della scuola, la rinuncia alle attività abituali e l’interruzione delle amicizie possono lasciare i genitori disorientati e incerti su come intervenire. A queste difficoltà si aggiungono spesso il giudizio esterno e il senso di colpa, soprattutto quando i tentativi di aiuto provocano conflitti. Per sostenere le famiglie, Hikikomori Italia Genitori Ets organizza gruppi di aiuto, anche online, in cui i genitori possono condividere esperienze e strategie. Il confronto con altre famiglie aiuta a ridurre la solitudine e a comprendere meglio il disagio dei figli, evitando di interpretarlo come un fallimento educativo.
Come aiutare chi si è ritirato dalla vita sociale
Affrontare il ritiro sociale richiede la collaborazione tra famiglie, scuole, professionisti della salute mentale e istituzioni. È importante evitare imposizioni e costruire un rapporto di fiducia con il giovane, offrendo sostegno psicologico e percorsi personalizzati. Il riconoscimento precoce del disagio e un rientro scolastico graduale possono favorire il recupero, mentre nei casi più gravi possono essere necessari interventi domiciliari. La scuola e la famiglia devono collaborare per individuare le soluzioni più adatte alle esigenze del ragazzo. È inoltre fondamentale non considerare automaticamente hikikomori chi trascorre molto tempo in casa, poiché il ritiro sociale è un fenomeno complesso che richiede attenzione e comprensione.