Il libro
“Enea, Italia, Europa”, dalle rovine del Vecchio continente alla nuova fondazione: è tempo di ricostruire l’identità smarrita
Chollet avverte: «L'Europa sta vivendo la crisi più grave della sua storia. Una crisi esistenziale nel senso stretto del termine: una minaccia alla possibilità di continuare a esistere culturalmente e fisicamente». È tempo di ricostruire
Cultura - di Gabriele Caramelli - 1 Novembre 2026 alle 04:15
La civiltà europea poggia la sua storia sulla cultura, su costumi antichissimi e sulle storie degli uomini che ne hanno eretto le fondamenta. Da Enea fino a Dominique Venner, passando per la storia medievale fino a quella contemporanea, sono molteplici gli esempi che la civiltà del Vecchio continente porta con sé. Eppure l’etica della tradizione sembra essere assopita, lontana dai valori di un tempo. Nel volume di Passaggio al bosco e intitolato “Enea, Italia, Europa”, che porta le firme di Claude Chollet, Marco Scatarzi, Pierluigi Locchi, Cristian Jimenez, Adriano Scianca e Francesco Marotta, si parla proprio di quell’identità nazionale e continentale smarrita. Quest’ultima è recuperabile soltanto attraverso la conoscenza del passato e con la comprensione del senso comunitario che lega i popoli europei.
Come spiega Chollet, «l’Europa sta vivendo la crisi più grave della sua storia. Una crisi esistenziale nel senso stretto del termine: Non solo un interrogativo nel senso dell’esistenza, ma una minaccia alla possibilità di continuare ad esistere culturalmente e fisicamente». Insomma, c’è chi è rimasto in piedi sopra le rovine di un mondo che sembra aver perso tutti i dettagli e le caratteristiche di un tempo. Ora quello scenario va ricostruito con cura.
“Enea, Italia, Europa”, un volume per riscoprire l’identità tradizionale senza cedere alla decadenza
Il libro ruota attorno al ruolo della nuova civiltà europea, che ha il compito di ricostruire la propria storia e di preparare il futuro nel segno di chi l’ha preceduta, rendendo grande nel mondo l’identità del Vecchio continente. C’è un passaggio importante nel capitolo di Marco Scatarzi: «Insorgere contro il fatalismo, in fin dei conti, significa edificare delle cittadelle interiori, invertire le tendenze mortifere e trasformare la rassegnazione nel coraggio contagioso, mettendo in moto lo spirito d’avventura e cavalcando l’imprevisto con la forza di volontà». Ed è proprio la voglia di uscire dal baratro il vero archetipo capace di invertire la rotta per gli abissi, all’insegna di un avvenire che sappia essere all’altezza del passato.