Il gran rifiuto
Chef italiano licenziato in Australia per aver difeso la pizza dall’ananas e la nostra cultura culinaria: è un insulto. Poi la rivincita…
Banchetto da 15mila dollari con menù irricevibile? Neanche per sogno... La diserzione gastronomica costa al cuoco commissione e posto di lavoro, ma salva l'onore di tradizione e identità dall'eresia hawaiana
Sul piatto nel banchetto australiano finisce una questione di principio al sapore identitario: come riferisce il Tgcom24 con un servizio sulla vicenda, tutto parte dal menù di un evento organizzato in quel di Brisbane dove lo chef italiano incaricato, Davide Tamburella, è finito all’indice – con tanto di licenziamento annesso – per non avercela proprio fatta a infarcire la pizza al prosciutto con nemmeno una fetta di ananas a guarnizione e presentazione del piatto.
Chef italiano licenziato in Australia per aver difeso la pizza dall’ananas
Di più. Come riferisce il sito citato, secondo il cuoco farlo sarebbe risultato «offensivo per la sua cultura». Un gran rifiuto culinario (e non solo) costato al professionista di casa nostra il posto di lavoro nel ristorante australiano. Perché ci sono confini che un italiano, e uno chef in particolare, non sente di poter varcare, neppure a chilometri di distanza da casa, al punto di preferire di perdere il posto di lavoro piuttosto che macchiare la sua immagine e, soprattutto, il blasone della nostra tradizione gastronomica con l’ingrediente più divisivo della storia culinaria: l’ananas sulla pizza…
Il banchetto, la commissione, e la “diserzione culinaria”
La vicenda, balzata agli onori delle cronache e finita persino sui tavoli della Fair Work Commission, si è consumata nel ristorante “La Costa“, un locale che si autoproclamava “angolo di Riviera italiana”. In vista di un banchetto da ben 15.000 dollari, i clienti avevano avanzato una richiesta esplicita: la celebre, quanto indigesta per i palati tricolori, pizza “hawaiana” con prosciutto e ananas.
L’ananas sulla pizza e lo chef italiano “disobbediente”
Insomma, come spiega e documenta il tgcom24, per chef Tamburella quello all’evento di Brisbane è stato “il gran rifiuto”. Davanti all’ordine del datore di lavoro, lo chef non ha ceduto, insistendo con il suo capo perché «verificasse quanto sia importante per gli italiani non mettere l’ananas sulla pizza». E definendo quella preparazione «un insulto alla sua cultura». Oltre che ribadendo una questione di ordine gastronomico quanto identitario. Un diniego irremovibile, che rischia di costargli caro: contratto stracciato e un visto per la residenza permanente messo a rischio.
Colpo di scena sul finale della vicenda
Ma alla fine, l’epilogo è tutto un susseguirsi di colpi di scena. Non solo perché, come riferisce puntualmente il Tgcom24, «ogni spiegazione è stata futile e il suo contratto è stato stracciato. Anche perché, se per lui era una questione di cultura non mettere l’ananas, per i clienti del Queensland il frutto è parte integrante, anzi centrale, della loro cultura». Ma anche per quello che è stata la conclusione giudiziaria del caso, al termine della quale, il ricorso per licenziamento illegittimo è stato respinto per vizi procedurali.
La difesa di un baluardo della nostra tradizione culinaria e della nostra identità
Dunque, alla fine, coerenza e fedeltà ai propri princìpi hanno trionfato: Oggi La Costa ha chiuso i battenti a luglio, scrive il Guardian, per scadenza del contratto d’affitto. Mentre Tamburella continua a indossare con dignità professionale e sapienza culturale la casacca da cuoco in un altro locale della metropoli australiana. Dove, ovviamente, il celebre frutto tropicale sulla pizza resta rigorosamente bandito. Un piccolo, eroico baluardo della nostra identità culinaria difeso con orgoglio all’altro capo del mondo. Di più: qui,a quanto pare in base a quanto assicurerebbero dal locale d’ingaggio dello chef, «l’ananas non compare nemmeno sul menù»… (Foto dello chef dal suo profilo social e immagine della pizza generata da IA).