Si vota fino alle 22 locali
Urne aperte in Israele, prima volta al voto dopo il 7 ottobre: è sfida Netanyahu-Eisenkot. Herzog: «Festa della democrazia»
Gli israeliani hanno iniziato a votare dalle 7 per le prime elezioni legislative dopo l’attacco del 7 ottobre 2023. Una tornata elettorale che per molti viene vista come un vero e proprio referendum ad personam sul primo ministro Benjamin Netanyahu. E dal Negev, nel sud di Israele, sono arrivate le prime polemiche: tre persone sono state arrestate nella notte, sospettate di essere coinvolte in un piano per convincere gli elettori a votare per il partito Ra’am di Mansour Abbas. Lo ha reso noto la Polizia israeliana, secondo quanto riporta il Times of Israel, precisando che sono state effettuate perquisizioni nelle abitazioni dei tre sospetti e che sono state trovate buste con decine di migliaia di shekel in contanti. I seggi resteranno aperti fino alle ore 22 locali (le 21 in Italia) e saranno chiamati al voto circa 7,3 milioni di israeliani, per una consultazione che si preannuncia molto combattuta tra la coalizione di Netanyahu e il principale blocco di opposizione, guidato dall’ex capo dell’esercito, il centrista Gadi Eisenkot.
Eisenkot in visita nel kibbutz Nir Oz
E proprio il leader del partito Yashar ha iniziato la giornata elettorale nel kibbutz Nir Oz, una delle comunità più colpite dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, insieme all’ex ostaggio Gadi Mozes. Una scelta simbolica prima di recarsi alle urne per esprimere il proprio voto. “Sono orgoglioso e commosso di iniziare questa giornata con Gadi Mozes, simbolo dello spirito e della forza di Israele, dell’impegno degli israeliani gli uni verso gli altri e verso lo Stato”, ha dichiarato, spiegando che “Il mio impegno a fare tutto il possibile affinché possiamo degni del prezzo che avete pagato, del prezzo pagato dal kibbutz e da tutti noi, e per portare guarigione e ricostruzione a tutti i cittadini di Israele”. Mozes, 81 anni, residente a Nir Oz rimasto ostaggio per 482 giorni nelle mani di Hamas e della Jihad islamica palestinese, ha sostenuto la campagna elettorale di Eisenkot , ex capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano che durante la guerra a Gaza ha perso il figlio Gal e due nipoti, caduti in combattimento. Denunciando l’assenza di rappresentanti della coalizione di governo a Nir Oz, Eisenkot ha accusato il premier Benjamin Netanyahu e il suo esecutivo di continuare a sottrarsi alle responsabilità per le falle nella sicurezza che hanno consentito l’attacco del 7 ottobre. “Se qualcuno nel governo avesse anche solo un briciolo di senso di responsabilità, avrebbe iniziato la mattinata qui, nelle comunità al confine con Gaza”, ha affermato. “A tre anni da quel fallimento, continuare a sfuggire alle proprie responsabilità”, ha concluso.