Giornata decisiva
Ucraina, Witkoff da Putin con il piano di pace. Mosca mette già le mani avanti: “La tregua non basta”
L'inviato di Trump a San Pietroburgo dopo i negoziati con Zelensky a Oslo. Il Cremlino non cede sugli attacchi energetici, mentre Washington aumenta la pressione su Kiev. Il caso Starlink aggrava le tensioni
Esteri - di Alice Carrazza - 21 Ottobre 2026 alle 11:16
La diplomazia americana torna al tavolo dello zar, ma Mosca mette subito le mani avanti. «Abbiamo bisogno della pace, non di un cessate il fuoco». È la risposta del portavoce della presidenza russa, Dmitrij Peskov, alla proposta di sospendere gli attacchi contro le infrastrutture energetiche di Russia e Ucraina. Una chiusura che arriva proprio mentre Steve Witkoff, inviato speciale del presidente americano Donald Trump, atterra a San Pietroburgo per incontrare oggi stesso Vladimir Putin. Ad accoglierlo all’aeroporto di Pulkovo è Kirill Dmitriev, direttore del Fondo russo per gli investimenti diretti ed eminenza grigia del Cremlino nei rapporti con Washington. Sul tavolo c’è una nuova proposta per fermare la guerra. Sulle condizioni, però, le distanze restano considerevoli.
La missione Usa dopo i negoziati di Oslo
L’inviato americano arriva dalla Norvegia, dove martedì ha incontrato il leader ucraino Volodymyr Zelensky, il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre e il presidente finlandese Alexander Stubb, insieme ai rappresentanti europei del formato E4 e della Nato. Secondo Axios, i colloqui hanno consentito di avvicinare le posizioni su un possibile accordo-quadro, da sottoporre ora a Mosca.
Ai negoziati ha partecipato a distanza anche Jared Kushner, genero e consigliere del tycoon, atteso in collegamento anche per l’incontro con Putin. L’obiettivo americano è aprire la strada a un vertice trilaterale, finora respinto dalla Russia.
«Niente sull’Ucraina senza l’Ucraina», ha ribadito Zelensky, chiedendo che ogni decisione sul futuro del Paese coinvolga direttamente Kiev. Curiosamente, sul principio concorda anche Peskov: «È del tutto impossibile risolvere la questione ucraina senza la presenza di qualcuno da Kiev».
La tregua energetica che Mosca non vuole
Il primo banco di prova resta la guerra alle infrastrutture. Zelensky si è dichiarato disponibile a interrompere i bombardamenti contro le raffinerie russe, a condizione che Putin sospenda quelli contro la rete energetica ucraina. Una reciprocità che Mosca, almeno per ora, rifiuta.
Gli States avevano cercato di favorire il negoziato allentando alcune restrizioni sulle vendite di diesel russo. Tuttavia, il ministro degli Esteri di Mosca, Sergej Lavrov, ha già chiarito i limiti dell’apertura: disponibilità a valutare vantaggi economici, nessuna concessione politica.
Il paradosso è che, mentre lo zar mantiene ferme le proprie richieste, Trump continua a incalzare soprattutto Zelensky. «La Russia vorrebbe raggiungere un accordo, ma è Zelensky che deve mettere fine alla guerra», ha dichiarato il presidente americano, avvertendo che senza un’intesa la situazione peggiorerà. Una pressione che, stando alla lettura del New York Times, riguarderebbe anche possibili concessioni territoriali ucraine.
Il caso Musk e l’intelligence americana
A rendere ancora più delicato il rapporto fra Washington e Kiev c’è la controversia su Starlink. Il Wall Street Journal ha riportato che, il patron di Tesla e SpaceX, Elon Musk avrebbe ordinato di rallentare le connessioni satellitari utilizzate dall’esercito ucraino, compromettendo l’impiego di alcuni droni.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha escluso responsabilità della Casa Bianca: «Il presidente non ha nulla a che fare con le decisioni prese da Starlink, Starshield e dal signor Musk». Washington nega anche restrizioni deliberate alla cooperazione militare e anche il Capo di Stato ad interim ucraino sostiene che la condivisione delle informazioni d’intelligence, indispensabile per intercettare i missili russi, sia tornata a funzionare.
Bombe su Kiev, l’Europa avverte Mosca
Intanto il conflitto prosegue senza riguardo per il calendario diplomatico. Nella notte un attacco russo ha colpito un edificio residenziale di 24 piani a Kiev, provocando almeno due morti. Altre due vittime si registrano nella regione di Kharkiv. Mosca, da parte sua, sostiene di aver intercettato 373 droni ucraini.
Da Strasburgo, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa denuncia «un’escalation inaccettabile» e ribadisce che la sicurezza ucraina è inseparabile da quella europea. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen conferma che le sanzioni contro la Russia resteranno in vigore finché la guerra non sarà fermata. «Voglio essere assolutamente chiara».
Il viaggio di Witkoff diventa così una verifica delle reali intenzioni del Cremlino. Perché Putin accetta di discutere di pace, ma non di fermare temporaneamente i bombardamenti. E, per il momento, il divario tra ciò che Mosca è disposta ad ascoltare e ciò che è pronta a concedere resta il vero ostacolo al negoziato.