La guerra
Ucraina, gli Usa autorizzano 500 missili Patriot ma arriveranno tra anni. Zelensky: “Ci servono ora”
"Chiediamo decisioni capaci di garantire la protezione delle vite umane", afferma il leader ucraino
Gli Stati Uniti autorizzano la vendita di 500 missili intercettori Patriot all’Ucraina, ma le forniture rischiano di arrivare quando l’emergenza sarà ormai passata. O, peggio, dopo altri inverni di guerra. È questo il nodo sollevato da Volodymyr Zelensky, che ha accolto favorevolmente la decisione dell’amministrazione Trump, chiedendo però a Washington una soluzione immediata. «Cinquecento intercettori PAC-3 sono un numero considerevole e potrebbero costituire un pacchetto difensivo estremamente efficace già questo inverno. Tuttavia, è stato stabilito che le consegne potrebbero iniziare soltanto tra qualche anno», ha dichiarato il leader ucraino, citato da Ukrinform.
Patriot sì, ma non adesso
L’autorizzazione, annunciata venerdì 30 ottobre dal Dipartimento di Stato americano, riguarda 500 missili PAC-3 MSE per i sistemi antiaerei Patriot, per un valore complessivo di 2,1 miliardi di dollari. Non si tratta dunque di 500 nuove batterie missilistiche, ma degli intercettori necessari a far funzionare quelle già in dotazione alle forze ucraine.
La vendita, ancora soggetta all’esame del Congresso, sarà finanziata attraverso contributi di Canada, Germania e Norvegia, oltre a fondi sostenuti da un prestito europeo. Il principale contraente sarà il colosso statunitense Lockheed Martin. Nessun finanziamento diretto americano è previsto per l’acquisto.
Il problema è industriale, prima ancora che diplomatico. I nuovi missili devono essere prodotti, mentre la domanda internazionale e le necessità di ricostituire le scorte statunitensi comprimono i margini per accelerare le forniture. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa, le consegne potrebbero non cominciare prima del 2030. Un orizzonte incompatibile con le necessità di Kiev.
Già sotto attacco
L’urgenza denunciata da Zelensky ha una ragione precisa: l’arrivo del freddo. Secondo il presidente, nelle ultime due settimane di ottobre la Russia ha condotto oltre 30 attacchi contro componenti strategiche della rete energetica ucraina.
Centrali e infrastrutture elettriche, riscaldamento, acquedotti e collegamenti essenziali sono nuovamente nel mirino dei bombardamenti russi. Una strategia già sperimentata negli inverni precedenti, con l’obiettivo di mettere sotto pressione la popolazione civile e compromettere il funzionamento delle città.
Per Kiev, la difesa antiaerea è dunque anche una questione di tenuta del fronte interno. E il problema delle munizioni si aggrava: nel 2026, riporta Zelensky, l’Ucraina ha ricevuto mediamente appena 12 intercettori Patriot al mese. Una disponibilità ben inferiore al fabbisogno denunciato dalle autorità ucraine.
L’appello agli alleati
La soluzione proposta dal presidente ad interim ucraino è attingere alle scorte già disponibili negli Stati Uniti e nei Paesi europei, reintegrandole successivamente con i missili acquistati e ancora da produrre.
«Abbiamo chiesto ai nostri partner americani un pacchetto di sostegno per l’inverno, con cento intercettori Patriot al mese», ha spiegato Zelensky. Cinquecento missili, secondo le valutazioni di Kiev, consentirebbero di rafforzare la protezione dello spazio aereo nei prossimi mesi, impedendo a Mosca di utilizzare la distruzione delle infrastrutture civili anche come leva nei negoziati.
Il presidente ucraino ritiene che gli alleati dispongano delle scorte necessarie e considera praticabile una redistribuzione temporanea degli arsenali, anche se ciò imporrebbe ai governi occidentali di valutare le proprie esigenze di difesa.
Zelensky ha infine ringraziato Donald Trump e l’amministrazione americana per il via libera all’acquisto, senza rinunciare a un ultimo appello: «Chiediamo decisioni capaci di garantire la protezione delle vite umane non dopodomani o in un secondo momento, ma quando la minaccia si manifesta, quando la Russia uccide e distrugge».