Mille licenziamenti
Netflix è in crisi e non gli basta il woke: superato anche da YouTube e TikTok per i contenuti gratuiti
Nonostante gli investimenti miliardari, l'azienda sta facendo fatica a replicare le serie più amate dagli abbonati. Come se non bastasse, della sua crisi ne stanno approfittando i social come TikTok e YouTube, che offrono contenuti gratuiti
Cronaca - di Gabriele Caramelli - 21 Ottobre 2026 alle 18:34
Le logiche arcobaleno forzate e il woke non bastano a Netflix per portare avanti le politiche aziendali. Lo dimostra il fatto che, secondo i dati Nielsen citati da Reuters, negli Usa il pubblico ha scelto di trascorrere su YouTube quasi il doppio del tempo dedicato alla piattaforma. A rendere sempre più complicato lo scenario ci sono gli abbonamenti sempre più costosi: in America il piano Premium è arrivato ai 26,99 dollari mensili.
Come se non bastasse, la società ha annunciato la riduzione di circa mille posti di lavoro: si tratta del 6% del personale, mentre ai piani alti stanno iniziando a ragionare su una vera rivoluzione dei contenuti. Dopo le dimissioni della responsabile globale Bela Bajaria, è arrivato l’ex dirigente Disney Peter Rice, con l’obiettivo di cambiare i destini di Netflix. Contestualmente, è arrivato anche l’addio di Dan Lin, che era il numero uno della divisione cinematografica. Insomma, è evidente che qualcosa non stava funzionando da tempo e che ora l’azienda sta provando a correre ai ripari.
Netflix perde colpi e il woke non basta: tagliati mille posti di lavoro
I numeri delle statistiche finanziarie non forniscono uno spaccato positivo per l’azienda, che dall’inizio dell’anno ha perso circa il 26%. A dare prova del collasso sono proprio gli utenti che mostrano i segnali di affaticamento per l’impresa, che comunque ha continuato ad aumentare gli abbonati raggiungendo quota 325 milioni. Ma non basta, perché la concorrenza dei social come YouTube e TikTok ha fatto in modo che possano competere e catturare l’attenzione con più facilità grazie ai contenuti gratuiti.
Il problema dei contenuti e la fatica a replicare le serie più amate
Nonostante gli investimenti miliardari, Netflix sta facendo fatica a replicare gli episodi delle serie più celebri come Stranger Things e Squid Game, con un’offerta che non è sempre sinonimo di positività in termini qualitativi. Di certo non fa gioco all’azienda quell’ossessione per l’ideologia woke che ormai si porta dietro da tempo, che gli ha fatto guadagnare innumerevoli critiche dalla parte del pubblico più attento a queste dinamiche. L’obiettivo principale, infatti, era quello di rispettare l’Agenda Setting arcobaleno a scapito delle storie nelle serie. Ed è così che talvolta l’intrattenimento è finito in secondo piano, a causa delle sceneggiature che ormai sono diventate un manifesto politico. Magari è anche questo il motivo per cui un certo tipo di spettatori ha scelto di cambiare le proprie abitudini.
Le critiche di Musk
Ha fatto grande scalpore, ad ottobre 2025, l’iniziativa di Elon Musk che aveva invitato a boicottare Netflix per i contenuti transgender destinati ai giovani, accusando la serie animata “Dead End: Paranormal Park”. Una polemica che, con il passare del tempo, si è rivelata fondata. Non a caso, a giugno dello scorso anno, la questione è giunta fino all’assemblea degli azionisti, con una proposta che aveva richiesto di analizzare i rischi economici e reputazionali delle decisioni editoriali considerate politicizzate. All’epoca la mozione venne respinta da un’ampissima maggioranza, ma ormai il problema sembra essere sotto gli occhi di tutti.