Genio linguistico
Da pizzaiuolo a Jeans, fino a moka e al tramezzino di D’annunzio, la classifica delle 10 parole che hanno conquistato il mondo
Cosa collega un paio di jeans al porto di Genova, l’irresistibile tramezzino a Gabriele D’Annunzio e la mitica moka allo Yemen? La risposta è semplice quanto d’effetto: la lingua italiana. O meglio, la sua genialità capace di valicare le frontiere e insediarsi nei vocabolari di tutto il mondo. A ricostruire il viaggio straordinario dei nostri italianismi più famosi è il nuovo report firmato Treccani Cultura e Farnesina: una classifica delle dieci parole simbolo del nostro savoir-faire – guidata dall’arte del “pizzaiuolo” e dal rito dell’espresso – che raccontano al mondo la storia, la bellezza e l’innovazione del Made in Italy.
Dunque, è innegabile: l’italiano si conferma lingua di inventori, artigiani e maestri d’arte, capaci di lasciare un’impronta indelebile nel lessico globale. Con la nuova iniziativa Onde-Parole italiane in viaggio, realizzata dalla Fondazione Treccani Cultura in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri per la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo 2026, si accendono i riflettori sui vocaboli tricolori di maggior successo all’estero. Ed ecco stilata allora una top ten che spazia dalla gastronomia al design, svelando l’origine e il valore culturale dei termini italiani adottati a ogni latitudine.
Lingua italiana, pizzaiuolo, espresso, moka e jeans: le parole che hanno conquistato il mondo
Tra gli italianismi più diffusi figurano anche carpaccio, italic, stucco, soprano e falsetto, come racconta ‘Onde – Parole italiane in viaggio, il progetto della Fondazione Treccani Cultura realizzato in accordo con il Ministero degli Affari Esteri
E allora: pizzaiuolo, espresso, moka, tramezzino e jeans – ma anche termini come carpaccio, italic, stucco, soprano e falsetto, che sono alcune delle parole italiane che hanno superato i confini nazionali – sono entrati stabilmente nel vocabolario di altre lingue, portando con sé un pezzo di storia e cultura del nostro Paese. Un lessico variegato di uso quotidiano che, dietro la sua apparente semplicità, custodisce racconti di invenzioni, tradizioni artigianali e intuizioni destinate a diventare patrimonio internazionale.
Come anticipato, dunque, a ricostruirne le origini è Onde-Parole italiane in viaggio, il progetto della Fondazione Treccani Cultura, realizzato in accordo con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per la Settimana della Lingua Italiana nel mondo 2026, dedicata al tema “Lingua geniale: ideare, progettare, creare con l’italiano”. I contenuti saranno disponibili gratuitamente per tutti gli Istituti Italiani di Cultura nel mondo.
La classifica delle parole italiane più famose e iconiche nel mondo
Primo in classifica è “pizzaiuolo”, il termine che identifica l’artigiano della pizza napoletana e i gesti codificati di una tradizione tramandata nel tempo. La parola ha conquistato una notorietà internazionale anche grazie all’Unesco, che nel 2017 ha riconosciuto l’arte del pizzaiuolo napoletano come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Subito dopo arrivano “espresso”, al secondo posto.
La loro origine storica e culturale
E “moka”, al terzo: due parole inseparabili dalla cultura italiana del caffè. Espresso, attestato a Napoli già nel 1912, indica la bevanda preparata al momento facendo passare acqua calda sotto pressione attraverso il caffè macinato. Moka è invece il nome della celebre caffettiera ottagonale inventata da Alfonso Bialetti nel 1933. La sua denominazione richiama Mokha, porto dello Yemen da cui partivano importanti carichi di caffè.
E dal primo al quinto posto…
Al quarto posto si trova “tramezzino”, nato nel 1925 al Caffè Mulassano di Torino. Fu Angela Demichelis a reinterpretare il sandwich con ingredienti italiani, creando il panino morbido senza crosta e farcito. Il nome viene tradizionalmente attribuito a Gabriele D’Annunzio e deriva da tramezzo, con un doppio riferimento alla farcitura racchiusa tra le fette di pane e allo spuntino consumato tra un pasto e l’altro.
La sorpresa del “jeans” e la sua origine filologica
La vera sorpresa figura poi al quinto posto: “jeans”. Pochi immaginano che questa parola abbia un legame diretto con l’Italia. La sua origine rimanda infatti a Gênes, il nome francese di Genova, porto da cui veniva esportato un robusto tessuto di cotone. Dall’espressione bleu de Gênes, «blu di Genova», sarebbe derivata la denominazione blue jeans. Un percorso linguistico che riporta alle rotte commerciali e alla storia tessile del nostro Paese.
Le parole italiane che hanno conquistato il mondo dalla tavola all’arte
Sesto posto per “carpaccio”, il piatto di carne cruda tagliata in fette sottilissime inventato nei primi anni Sessanta da Giuseppe Cipriani, fondatore dell’Harry’s Bar di Venezia. La ricetta nacque per la contessa Amalia Nani Mocenigo, alla quale i medici avevano vietato la carne cotta. Il nome fu scelto in omaggio al pittore Vittore Carpaccio, per richiamare il rosso delle sue opere.